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tutta colpa del tetto che schiaccia

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tutta colpa del tetto che schiaccia

A volte il cielo mi schiaccia la testa. Quando è grigio, plumbeo, greve, pesa sulle vertebre e toglie aria e sogni. Il tetto fa un po’ la stessa cosa.
Quando ero ragazzina mio papà mi diceva: “non rischi che ti cada il tetto in testa” perché mi piaceva stare fuori e fare tardi.
Il tetto chiude, delimita uno spazio. Una quantità di molecole. A volte soffoca. Soprattutto se non si sta bene in casa, con la persona o le persone con cui si convive.
Se va tutto bene il tetto è ininfluente. Anzi è poetico. Fa molto casetta dei giochi di quando da bambini mettevamo una coperta fra le scrivanie e i letti per fare la casa.
Se stai bene e sorridi e scherzi e giochi e fai l’amore il tetto è una cornice che rende tutto più bello.
Ma se qualcosa va male il tetto schiaccia, come la prospettiva di Quarto Potere che incombe sui personaggi.
Se c’è un problema il tetto lo amplifica senza pietà.
Se si litiga il tetto prende sempre le parti dell’altro e ti rimprovera.
Se fa troppo caldo il tetto è rovente.
Se fa troppo freddo il tetto è di ghiaccio.
Se non hai voglia di fare una cosa il tetto arriva a distrarti e provocarti.
Se sei arrabbiata il tetto ti fa infuriare.
Se sei triste il tetto ti fa piangere.
Lui, il tetto, diventa insensibile e lo fa apposta.
Ma la soluzione c’è. Un po’ come dice il proverbio indiano: “Se vedi tutto grigio sposta l’elefante”. “Se il tetto ti schiaccia, esci a fare due passi e guarda il cielo”.

 

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