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Le 6.000 fasi di una separazione

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Le 6.000 fasi di una separazione

Gli psicologi sostengono che in una separazione si attraversino cinque fasi: la negazione, la rabbia, la contrattazione, la depressione, l’accettazione. Io penso di averne attraversate molte di più. Almeno 6000. Ecco perché.

 

Le emozioni impazzite

Un po’ perché è come se ogni fase non terminasse mai bene prima di trasformarsi in quella successiva, come se il pennello rimanesse sporco di tracce del colore precedente prima di tuffarsi in un nuovo colore e se lo portasse dietro. Un po’ perché le emozioni si muovono a onde e spesso partono più spinte contemporaneamente, si rincorrono, si mangiano a vicenda, si lasciano spazio, si alzano e si abbassano, sprofondano, prendono la rincorsa, alzano la cresta per respirare e poi giù di nuovo. Un po’ perché l’io si frantuma in mille pezzi e quindi se le fasi sono 5 o 6 si moltiplicano per mille e diventano cifre a tre zeri.

 

Le mie sei fasi (moltiplicate per 1000)

Se provo a dare un ordine alle fasi, le mie sono state più o meno cosi. Onde e moltiplicazioni per mille a parte.

  1. Negazione “non sta succedendo davvero”, “non può essere”, “non a me”, è una fase di difesa, che può durare molto tempo, in cui si cerca di sfuggire al dolore. Basta il minimo segnale di ripresa a rincuorarci “ah ecco, mi stavo sbagliando, in fondo va tutto bene”. Come posso aver sbagliato io-io-io? Io sono perfettina, mica fallimentosa. Questa cosa non fa per me.
  2. Rabbia “non è giusto”. Una fase molto delicata, si colpevolizza l’altro, gli si urla contro. Ci si colpevolizza e si sta ore in silenzio. Oppure si scappa. Io sono scappata in India e in progetti faticosi come il dottorato.
  3. Contrattazione “se ne esco sarò più forte”. Si comincia ad accettare l’ineluttabilità della perdita e si iniziano a studiare nuove strategie e possibilità di resilienza. Qui ho pensato di scrivere un romanzo su una persona che deve scegliere fra 2 diverse vite.
  4. Depressione “non ne uscirò mai”. Qui si pensa di essere in un vicolo cieco. Si percepiscono i nodi e gli incastri di ogni relazione, si annusano le cose perdute, quello che non si può più fare col partner, vengono meno le cose belle e ci sente vuoti ma per fortuna mancano anche le cose brutte, e ogni tanto affiora un po’ di leggerezza.
  5. Accettazione “è andata così”. In fondo è nell’ordine delle cose, che nascano e finiscano. Ogni tanto affiorano le altre 4 fasi ma le onde si attenuano e i i colori sono meno furiosi. Forse il tempo comincia davvero a fare effetto.
  6. Perdono “ci abbiamo creduto”. L’ultima fase, che mi ha colto un po’ di sorpresa è un senso di perdono nei confronti di me stessa e dell’altro. Come un liquido caldo che abbraccia e rilassa i muscoli contratti e le ferite sanguinanti. Subentra un rilassato senso di accoglienza del comune fallimento e la timida ma concreta possibilità di far rivivere le cose belle che c’erano. In fondo perché non potremmo continuare e essere i primi reciproci lettori delle cose che scriviamo? Perché non possiamo assaggiare cibi strani dal mondo? Perché non possiamo esistere in pace?
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