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Lauree: tacchi, fiori e allori. La festa del kitsch

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Lauree: tacchi, fiori e allori. La festa del kitsch

Ieri via Po a Torino era invasa da bambini vestiti da zombie che saccheggiavano i negozi con “dolcetto o scherzetto” e neolaureati con corone di alloro in testa, trampoli e mazzi di fiori che bisognerebbe essere piovre per poterli portare tutti.

 

Ai miei tempi

Vent’anni fa la laurea era una festa sobria, sabauda e stilosa. C’era il vecchio ordinamento. Il corso di studi durava 4 anni o 5 o 6 a seconda della facoltà. Il giorno della discussione ci si presentava con un vestito elegante, i capelli sistemati, un filo di trucco, un filo di perle, un filo di tacco. Erano consigliate le calze, anche se era estate, come ai matrimoni.

C’era tanta emozione, il fotografo, la famiglia stretta, qualche compagno di corso. Fine. Dopo la proclamazione si beveva un calice di vino con tutti e poi la sera si organizzava una festa o una bicchierata in casa. O una cena coi parenti. O una serata in discoteca riunendo 2 o + neolaureati.

Si ricevevano dei regali semplici, la classica penna, un piccolo gioiello, un piccolo fondo per un viaggio, cose così.

 

Oggi

Oggi la laurea è qualcosa di iperrealista e superkitsch. Si sono moltiplicate le occasioni: c’è la laurea triennale e poi la magistrale. E i master. E i dottorati.

La famiglia è al gran completo. La candidata, perché i maschi se la cavano con l’abito, indossa un vestitino molto vistoso, da televisione anni Ottanta, spesso corto. Di solito la madre la issa su tacchi improbabili con pleateau poco prima dell’ingresso in sala lauree. Il trucco è eccessivo e anche i gioielli. I parenti sono moltiplicati e così pure il rumore.

La cerimonia diventa un caricatura di un matrimonio sguaiato e sgangherato. Tutti scattano foto con i cellulari. Tutti hanno mazzi di fiori. Tutti urlano. Poi arriva la corona d’alloro o il cappellino nero quadrato con il codino. E poi tutti a seguire la malcapitata che barcolla sui suoi 12 cm di futuro incerto. Altre foto. Altri aperitivi. Altre urla.

C’è una proporzione inversa: più la laurea è debole, più sarà difficile trovare un lavoro che le dia continuità, più la festa è una pagliacciata, una notte di carnevale, una mascherata per nascondere la paura vera. Quella di non trovare lavoro. Quella di diventare un’altra partita iva esposta a tutte le intemperie, Quella del call center. Quella di vivere in un Paese che non valorizza i giovani e le loro competenze, che non permette loro di crescere e che li vuole eterni cuccioli mentre i vecchi non se vanno mai e difendono le loro posizioni obsolete per sempre.

 

 

Mi scuso con tutti quelli che si possono sentire offesi da questo post. E ringrazio la mia amica e compagna di liceo e università Paola Pressenda che mi ha suggerito il tema con foto e idee.

 

 

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