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il potere disarmante della gentilezza, anche fra vicini di casa

il potere disarmante della gentilezza, anche fra vicini di casa

Le finestre spalancate per dilatare i pori delle case roventi e farle respirare nella ricerca di quel filo di corrente che dà sollievo, i pensieri liquefatti dal sudore che rendono le persone rimaste in città ad agosto a volte sospese in una bolla di leggerezza che lascia correre tutto, più spesso arrabbiate e iper-reattive.

Le finestre aperte ci obbligano a una diversa intimità con i vicini di casa: anche senza volerlo sentiamo l’odore del soffritto, un frammento di telefonata, un gemito, un dialogo di una serie tv, un coltello che tocca ritmicamente il tagliere, una lite fra madre e figlia, l’odore di una fetta di pane troppo tostata.

Qualche giorno fa è successo questo nella casa dove abito da pochi mesi e quindi senza poter individuare possibili facce o storie dietro i suoni.

Ore 20.45. C’è una persona che studia il pianoforte e fa le scale e alterna esercizi e sonate e cose più jazz. Non riesco a capire da dove esce il suono, mi sembra dal basso ma ci sono tante finestre aperte e l’acustica dei cortili ha le sue dinamiche. Una signora, da un’altra parte, direi in alto, parla al telefono e poco per volta si innervosisce, alza il tono  e il volume ed è arrabbiatissima e dice cose tipo “non si può suonare a quest’ora, insopportabile, no ma devi sentire, bastaaaa”.

Il piano smette. Voce maschile, giovane e gentile: “Mi scusi signora se le dò fastidio col pianoforte, mi dispiace molto”.

Voce femminile, colta di sorpresa: “Eh…, ma…, sì…”. Silenzio.

Voce maschile: “Mi dispiace, signora,  parliamoci un attimo. Io non voglio disturbarla ma vede, suono per lavoro e fino alle 9 di sera, mi esercito. Se le dà fastidio o riposa ci mettiamo d’accordo, smetto un po’ prima”.

Voce femminile: “Io non voglio parlare, sono al telefono”. E probabilmente si allontana dalla finestra.

Voce maschile: “Mi scusi ancora, adesso chiudo la finestra, davvero mi spiace molto. Parliamoci quando crede, è importante che io non la disturbi col mio lavoro”.

Silenzio.

Silenzio.

Musica jazz al pianoforte ma con finestra chiusa per 10 minuti. Poi silenzio.

Da un’altra finestra rutto fragoroso. Segue versione latineggiante di grandi successi rock americani per un paio d’ore.

Silenzio.

 

 

 

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