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The Detachment, il distacco: il dolore ha gli occhi di Adrien Brody

Occhi malinconici, naso cupo, bocca triste. C’è una disperazione profonda e dolente che viene dal passato nel professore supplente Henry Barthes (uno straordinario Adrien Brody) nel film The Detachment di Tony Kaye. Nel presente c’è una supplenza di tre settimane in un liceo di periferia frequentato da ragazzi violenti, emarginati, senza speranze con genitori menefreghisti e assenti e professori che non si rassegnano. Nel futuro suo e loro il nulla. O forse no. Educare è una missione. E richiede un coraggio e una capacità di guardare le cose da fuori. La letteratura, la sua materia, può salvare, perché porta in un altro mondo.

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Il disegno danzato: quando il cartone animato sposa la musica

Il cinema d’animazione era ancora muto e già danzava. Ballava su una musica immaginaria, un ritmo che dettava il succedersi delle sequenze, dei movimenti e della comicità, lasciando spazio a eventi improvvisi e sorprendenti. A differenza del cinema vero che riproduce un movimento esistente in fase di ripresa, il cartone animato è una successione di immagini senza dinamicità interna. Per questo, ancora più del cinema dal vero, ha bisogno di creare un rapporto simbiotico con la musica perché solo lei può infondergli la terza dimensione, il corpo, la profondità che da solo non può avere. In definitiva, la musica è un po’ l’anima del cartone, e il cinema d’animazione è costruito come un balletto, in cui i movimenti dei personaggi e il ritmo musicale sono in un rapporto d’interdipendenza molto stretto.

Hundertwasser

Rogner Bad Blumau: le terme da favola di Hundertwasser

Forme tonde, organiche, senza spigoli, avvolgenti e naturali. Colori caldi, pastellosi, sorprendenti. Pavimenti che sembrano muoversi sotto i piedi, come se un gigantesco morbido drago sotterraneo li muovesse. Finestre danzanti, una diversa dall’altra, alcune anche capovolte. Case a forma di occhi con l’erba sopra e gli alberi sui balconi, cupole a cipolla blu o dorate. Piastrelle variopinte, rotte e ricomposte. Vasche sinuose, acqua curativa e riposo assicurato per il corpo, la mente e lo spirito. Colonne lucide come perle di porcellana blu, arancio, gialle, rosse. Tutte diverse, come creature viventi. Come noi. Incensi e profumo di legna che brucia la notte al buio mentre si nuota fino alle 23. Coccole e lusso. In armonia con l’ambiente. Un incanto. Siamo alle Terme di Rogner Bad Blumau a 150 km da Vienna: un capolavoro in simbiosi con la natura. Così le ha concepite Friedensreich Hundertwasser, l’architetto-filosofo che detestava le linee rette. Autore del manifesto per il boicottaggio dell’architettura, nel suo spiritualismo ecologico l’arte e la vita vanno di pari passo, pulsando al ritmo della terra, dell’acqua e del cielo.

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Insegnare ad amare il vino, passione rosso rubino

Non sono mai riuscita a immaginarmi “profia”. Ho sempre pensato che insegnare non facesse per me. E invece negli ultimi anni, mi sono divertita a insegnare danza orientale, soprattutto alle signore over 70, e italiano agli stranieri. La soddisfazione di vedere una signora non più in forma che danza sentendosi bella o sentire un ragazzo analfabeta che viene da un paesino sperduto dell’Africa leggere quasi correttamente è un’emozione impagabile.
Senti che hai fatto qualcosa di bello, utile, che lascia il segno. Senti che hai migliorato un pochino la vita di qualcuno. Senti che hai trasmesso qualcosa, almeno una passione. Mentre insegni ti adegui continuamente al tuo pubblico, ti senti vivo e impari come non hai imparato mai.

Le cose che ho imparato da Paola: grazie maestra!

Un grande maestro, si sa, è quello che riesce a tirare fuori il meglio di te. È quello che capisce le tue potenzialità e ti aiuta a esprimerle. Quello che con pacche sulla spalla o critiche severe o sorrisi ti insegna a trovare la tua via, spargendo raggi di luce su un cammino quando a te sembra ancora buio.
Un vero maestro è quello che non vuole che diventi un suo clone, ma che fa di tutto perché tu diventi migliore di lui. Senza invidia e con tanta generosità.
Paola Ziliotto era così. Sono stata sua allieva per due anni, poi da animo inquieto quale sono, ho sentito l’esigenza di imparare altro. Mi ha suggerito di provare e sperimentare. E così ho fatto. Poi sono passata alla danza afro e poi indiana e ora alla capoeira. Ma questa è un’altra storia.

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Dark Shadows: Johnny Depp e Tim Burton, il richiamo del sangue

Il pallore di Willy Wonka, le mani allungate e armate di Edward mani di forbice, l’eleganza dandy e d’altri tempi del Cappellaio matto. Così si presenta Barnabas Collins, interpretato da Johnny Depp, in Dark Shadows di Tim Burton.
Il viaggio del regista fra gli esclusi dall’aspetto mostruoso e dal cuore tenero e, a volte dal cuore mostruoso e dall’aspetto tenero, continua. A ogni film sembra accogliere i precedenti e arricchirli di nuova linfa, sangue in questo caso: alla ricerca di una famiglia a cui appartenere, di una casa in cui sentirsi amati, di un cuore a cui legarsi. Senza poter scappare dalla propria natura, spesso crudele. E non per scelta.
Dark Shadows è una serie tv di moda dal 1966 al 1971 proposta sul grande schermo dal regista visionario che coglie l’occasione per accompagnarci nella sua cinematografia e, come sempre, nella nostra anima. E lo fa in modo divertente, magico, catturandoci nel suo mondo di visioni incantate.

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Il castello nel cielo: diventare grandi fra sogni e città volanti

I film di Hayao Miyazaki sono sempre un viaggio: nelle emozioni, nella fantasia, nei sentimenti puri dei piccoli (spesso i protagonisti sono bambini) nella visionarietà, nel potere dei sogni.
Il castello nel cielo, oggi nelle sale, è un film di animazione del 1986 ma non è datato affatto, se non per la musica un po’ troppo di arredamento.
Già dai titoli di testa siamo proiettati in un mondo di castelli volanti, città affascinanti, antiche civiltà scomparse. Sembra di vedere volare sotto macchine ed eliche Machu Picchu, Angkor Wat, e la Pandora di Avatar.

Mestre Pelè

Festival Senzala con Mestre Pelè: a capoeira que vem do coraçao

Mestre Pelè ha il sorriso leggero di chi prende la capoeira con la massima serietà. Di più. “La capoeira è la mia vita” racconta.
Nato a Rio de Janeiro, è in Europa, prima in Portogallo e poi in Italia, da 10 anni. Per questo insieme al 5 Festival Internazionale Capoeira Senzala, cominciato oggi e che continua fino a domenica 29 aprile festeggerà anche il suo compleanno europeo.
Durante la settimana rode di capoeira, ma anche tanto altro: jongo, antico ballo popolare il cui l’ombelicata, il colpo di ombelico della coppia è il protagonista, maculelè, la danza dei bastoni, canto e musica.

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Diaz: un pugno nello stomaco accende la rabbia. E diventa cinema.

Un cazzotto nello stomaco. Un film che lascia doloranti. E arrabbiati. Molto arrabbiati. Che la si viva come il giornalista (Elio Germano) che crede ancora che il suo mestiere si faccia andando sul posto e non stando seduto in redazione davanti al monitor, come il pensionato che dormiva alla Diaz per caso, come la giovane attivista tedesca che vede i suoi ideali frantumarsi come i denti sotto i manganelli, come l’avvocato del Genoa Social Forum che offre sostegno o informazioni o come il poliziotto illuminato (Claudio Santamaria) che ferma la macelleria e chiama le ambulanze.

pollo alle prugne

Pollo alle prugne. Vivere senza gusto? No grazie, meglio morire.

Quando la vita perde gusto e non si ha più voglia di mangiare il proprio piatto preferito, allora meglio lasciarsi morire. È quello che succede a Nasser Ali (Mathieu Amalric), virtuoso del violino. Siamo a Tehran nel 1958. Quando la moglie mai amata (Maria de Medeiros) ma sposata per compiacere la madre (Isabella Rossellini) spezza il prezioso strumento per attirare l’attenzione su di lei e non sulla musica, Nasser Ali decide di lasciarsi morire nel buio della sua stanza.

Aziza

Stelle d’Oriente a ritmo brasileiro

Armonia e mistero al profumo di ambra e miele. Da giovedì 22 a domenica 25 marzo il cielo di Torino si tinge di colori, suoni e movimenti di «Stelle d’Oriente». Torna il festival internazionale italiano di danza, musica e cultura orientale organizzato da Aziza Abdul Ridha, anima dell’evento, arrivato alla sua undicesima edizione. Un’occasione per immergersi in una delle forme di espressione creativa più affascinanti, la danza orientale, (in arabo raqs al sharqi). Legata ai culti della fertilità come alla ricerca della spiritualità, unisce corpo, mente e anima in una coinvolgente ricerca di sé.

Taviani

I Taviani con Moretti a Torino: emozione, ironia e grande cinema

“Dovrebbero chiamarci guardatori di soffitti, non carcerati” recitano gli attori che, sdraiati sui letti, proiettano in alto il volto del figlio o della donna che amano o del loro passato libero. È uno dei momenti più toccanti del film dei Fratelli Taviani Cesare non deve morire vincitore dell’Orso d’Oro all’ultimo Festival di Berlino.
Si è appena conclusa al Cinema Massimo di Torino la proiezione del film con Paolo e Vittorio Taviani intervistati da Nanni Moretti.

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Oscar: alla fine i Lumière battono sempre Méliés

Notte degli Oscar: vince il cinema. Il film che racconta se stesso. Soprattutto vince la nostalgia per i film del passato. Ma fra la voglia di realtà (The Artist) e la seduzione dello spettacolo (Hugo Cabret) vince la fotografia del reale. Forse perché sognare fa troppa paura e bisogna mantenere un aggancio con la realtà. La battaglia fra il ben confezionato The Artist diretto da Michel Hazanavicius e interpretato splendidamente da Jean Dujardin e Bérénice Bejo e l’immaginifico, pur con qualche lungaggine, Hugo Cabret di Martin Scorsese celebra il cinema, le sue origini e la sua natura, doppia, sin dalle sue origini.

Mediazione fra vivi e morti: la sposa cadavere

Un vivace mondo dei morti e un morto mondo dei vivi. In mezzo una mediazione fra terra e cielo, colore e grigiore, amore e morte.
È quello che avviene ne La sposa cadavere (The Corpse Bride, 2005) un film di Tim Burton in stop motion, muovendo dei puppets, delle bambole, che ricalca la vicenda di Nightmare before Christmas arricchendola di un sottile tocco psicologico che aggiunge veridicità ai personaggi. Qui la lavorazione è più fluida, grazie alla tecnica gear and paddle, un complesso sistema di ingranaggi posti dentro la bambola, che consentono di cambiare, con delle brugole, l’espressione facciale.

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Guarda come dondolo Il ritorno dello swing

Le gambe si muovono come se non avessero ossa, con le ginocchia che vanno in ogni direzione; i gomiti e le spalle disegnano spigoli e angoli improbabili, il bacino guida il movimento mentre il peso sfida la forza di gravità. E si ride di gusto. Sembra la descrizione dei personaggi dei cartoni animati degli Anni ‘20. Effettivamente la musica, il ritmo e l’atmosfera sono proprio gli stessi. Siamo a lezione di swing: l’ultima tendenza della città che balla.