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Cuatro mujeres descalzas: l’afa mangia l’anima a Buenos Aires

Il cinema in versione originale, magari con i sottotitoli in italiano, è sempre un’occasione da non perdere per entrare nell’atmosfera di un film.
Ieri, per summer edition dell’Aiace di Torino, al Centrale ho visto Cuatro mujeres descalzas (2005) dell’argentino Santiago Loza.
Quattro donne raccontano le loro angosce e i loro desideri in una Buenos Aires afosa e soffocante. Il clima denso, umido e appiccicoso sembra riflettere quello degli animi delle splendide interpreti.
Il film si apre sull’appartamento che Veronica (Maria Pessacq), la più infelice, sta lasciando per tornare a vivere con la madre: scatoloni, materasso per terra, parete di plastica trasparente per ridipingere. Un telefono per terra.

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Sette opere di misericordia: la miseria tocca il cuore

Se, come me, pensate che al cinema non si debba capire tutto e la trama non sia fondamentale, a meno che non si tratti di un giallo, Sette opere di misericordia dei fratelli De Serio è un film perfetto.
Le opere sono quelle corporali: dar da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti.
Perché nel Vangelo di Matteo Gesù dice “In verità io vi dico: ogni volta che avete fatto questo a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

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In paradiso si va senza scarpe: destinazione Jericoacoara

Dimenticate le infradito. Se siete da qualche giorno in Brasile non sarà difficile, avrete già abbandonato tutte le altre scarpe, sandali compresi per sciabattare in libertà.

 
Jericoacoara, jeri per gli amici, è un paradiso. Pé na areia: piedi nella sabbia. Nelle strade. Nei negozi. Nei ristoranti. Solo sabbia. Le infradito serviranno solo a difendere i piedi dal caldo.
Raccontarla, come fotografarla, non servirà a restituire un fascino e una magia che lasciano senza parole. Sento quasi di tradirla.
Parco nazionale dal 2002 per proteggere una natura generosa e sorprendente e un piccolo villaggio di pescatori a 300 km a nord di Fortaleza, nel Nord-Este del Brasile. Arrivare è un avventura. L’ultimo tratto di strada, sterrata, si percorre solo su pick-up. Il paesino è composto da 4 vie incrociate, non c’è asfalto, non c’è illuminazione pubblica, non c’è rumore. L’atmosfera è magica: fuori dal mondo, senza tempo e con chilometri di sabbia, palme, dune, vento e oceano. Il mare è stupendo. La spiaggia lunghissima, bianca e la marea che sale e scende cambia il paesaggio continuamente. Tanto che una giornata intera dedicata a guardare le onde non sarà sprecata.

Una vegana carnivora: ossimoro
o schizofrenia?

Da quando sono allergica al latte, non solo al lattosio ma anche alle proteine del latte, come la caseina che si trova praticamente ovunque, farine, lieviti, mieli, vini bianchi, surgelati, ho una doppia vita. Quando mangio a casa sono vegana (e lì le proteine del latte non ci sono, come non ci sono le uova) e quindi cereali (riso, farro, orzo, pasta ma non tutta va bene), legumi, verdura, tofu, seitan, tempeh e frutta a volontà.
Quando sono fuori o in viaggio mangio pesce (se sono sicura che non sia surgelato) o carne e quindi tagliate, bistecche, picanha alla pietra. Senza burro, ovviamente, è la cosa più semplice e meno a rischio. E insalatone. Insieme a prosciutto e melone (il prosciutto crudo è senza lattosio, tutti gli altri sono a rischio). Questa necessità di mangiare carne quando si è fuori viene dal fatto che molti cereali o verdure sono stati cucinati in modo non sicuro, a volte sono surgelati, imburrati, infarinati o ammollati in qualche salsa o anche solo nel vino.
Più mangio carne fuori e più mi desidero fortemente il cibo vegano.

Resto del Carlino Articolo

La cucina letteraria: il cibo nei capolavori di Tim Burton, 13-7-2012

LA CUCINA LETTERARIA
Il cibo e il vino nei capolavori di Tim Burton
Salotto Inferno ore 19:30
Piazzetta Marco Biagi, Bologna
Presentazione del libro
Zuppe, zucche e pan di zenzero
di Francesca Rosso

Per l’occasione un menu originale e strampalato:
Zuppa Mostruosa della Sposa Cadavere
Pasticcio di carne umana (in versione vegetariana) di Sweeney Todd
Pan di zenzero di Edward mani di forbice
Pancake gotici di Big Fish

10 dollari hong-kong

Hong Kong nel portafoglio: un regalo di Paola

Veronica ha una banconota da 10 dollari di Hong Kong nel portafoglio. È un regalo del suo compagno, che, poco dopo averla conosciuta, sul lavoro, è partito per Hong Kong. Le distanze aiutano a sentire ciò che si desidera senza distrazioni, nonostante il brulicare assordante dei una città magicamente caotica. Quando è tornato, le ha fatto un regalo. Prezioso, perché lì la loro storia è diventata progetto.
Viola ha un 10 dollari di Hong Kong nel portafoglio: sono un regalo del marito. O meglio, sono un ricordo del suo viaggio di nozze fatto prima del matrimonio. Sì perché a lei e al suo allora fidanzato piace l’autunno e per andare a vedere la vendemmia in Nuova Zelanda sono partiti a marzo. Prima si sono sposati a New York. Una splendida scusa per portare due fedi, sentirsi speciali e tornare nella prima meta del loro primo viaggio deciso dopo 3 giorni che si frequentavano.

Detachment-poster

The Detachment, il distacco: il dolore ha gli occhi di Adrien Brody

Occhi malinconici, naso cupo, bocca triste. C’è una disperazione profonda e dolente che viene dal passato nel professore supplente Henry Barthes (uno straordinario Adrien Brody) nel film The Detachment di Tony Kaye. Nel presente c’è una supplenza di tre settimane in un liceo di periferia frequentato da ragazzi violenti, emarginati, senza speranze con genitori menefreghisti e assenti e professori che non si rassegnano. Nel futuro suo e loro il nulla. O forse no. Educare è una missione. E richiede un coraggio e una capacità di guardare le cose da fuori. La letteratura, la sua materia, può salvare, perché porta in un altro mondo.

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Il disegno danzato: quando il cartone animato sposa la musica

Il cinema d’animazione era ancora muto e già danzava. Ballava su una musica immaginaria, un ritmo che dettava il succedersi delle sequenze, dei movimenti e della comicità, lasciando spazio a eventi improvvisi e sorprendenti. A differenza del cinema vero che riproduce un movimento esistente in fase di ripresa, il cartone animato è una successione di immagini senza dinamicità interna. Per questo, ancora più del cinema dal vero, ha bisogno di creare un rapporto simbiotico con la musica perché solo lei può infondergli la terza dimensione, il corpo, la profondità che da solo non può avere. In definitiva, la musica è un po’ l’anima del cartone, e il cinema d’animazione è costruito come un balletto, in cui i movimenti dei personaggi e il ritmo musicale sono in un rapporto d’interdipendenza molto stretto.

Hundertwasser

Rogner Bad Blumau: le terme da favola di Hundertwasser

Forme tonde, organiche, senza spigoli, avvolgenti e naturali. Colori caldi, pastellosi, sorprendenti. Pavimenti che sembrano muoversi sotto i piedi, come se un gigantesco morbido drago sotterraneo li muovesse. Finestre danzanti, una diversa dall’altra, alcune anche capovolte. Case a forma di occhi con l’erba sopra e gli alberi sui balconi, cupole a cipolla blu o dorate. Piastrelle variopinte, rotte e ricomposte. Vasche sinuose, acqua curativa e riposo assicurato per il corpo, la mente e lo spirito. Colonne lucide come perle di porcellana blu, arancio, gialle, rosse. Tutte diverse, come creature viventi. Come noi. Incensi e profumo di legna che brucia la notte al buio mentre si nuota fino alle 23. Coccole e lusso. In armonia con l’ambiente. Un incanto. Siamo alle Terme di Rogner Bad Blumau a 150 km da Vienna: un capolavoro in simbiosi con la natura. Così le ha concepite Friedensreich Hundertwasser, l’architetto-filosofo che detestava le linee rette. Autore del manifesto per il boicottaggio dell’architettura, nel suo spiritualismo ecologico l’arte e la vita vanno di pari passo, pulsando al ritmo della terra, dell’acqua e del cielo.

corso degustazione

Insegnare ad amare il vino, passione rosso rubino

Non sono mai riuscita a immaginarmi “profia”. Ho sempre pensato che insegnare non facesse per me. E invece negli ultimi anni, mi sono divertita a insegnare danza orientale, soprattutto alle signore over 70, e italiano agli stranieri. La soddisfazione di vedere una signora non più in forma che danza sentendosi bella o sentire un ragazzo analfabeta che viene da un paesino sperduto dell’Africa leggere quasi correttamente è un’emozione impagabile.
Senti che hai fatto qualcosa di bello, utile, che lascia il segno. Senti che hai migliorato un pochino la vita di qualcuno. Senti che hai trasmesso qualcosa, almeno una passione. Mentre insegni ti adegui continuamente al tuo pubblico, ti senti vivo e impari come non hai imparato mai.