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Ferragosto a Torino: l’alluce che guarda il cielo.

La città non è deserta. È popolata di persone e cose diverse. Cose che quando la città è piena passano inosservate. O forse cose che, proprio perché c’è meno gente in giro, hanno il coraggio di uscire allo scoperto. Cose che sono così orribili che possono sbucare solo quando le difese immunitarie sono ridotte al minimo dall’afa. Cose che modificano l’estetica della città e il concetto di eleganza che i numerosi stranieri incontrati in centro ci riconoscono. Così mentre nelle vie svuotate sfrecciano auto insolite e nelle zone pedonali si sente parlare francese e inglese e si vedono coppie giovani con bambini piccoli srotolare cartine e chiedere informazioni, ecco cosa succede agli autoctoni.

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Cuatro mujeres descalzas: l’afa mangia l’anima a Buenos Aires

Il cinema in versione originale, magari con i sottotitoli in italiano, è sempre un’occasione da non perdere per entrare nell’atmosfera di un film.
Ieri, per summer edition dell’Aiace di Torino, al Centrale ho visto Cuatro mujeres descalzas (2005) dell’argentino Santiago Loza.
Quattro donne raccontano le loro angosce e i loro desideri in una Buenos Aires afosa e soffocante. Il clima denso, umido e appiccicoso sembra riflettere quello degli animi delle splendide interpreti.
Il film si apre sull’appartamento che Veronica (Maria Pessacq), la più infelice, sta lasciando per tornare a vivere con la madre: scatoloni, materasso per terra, parete di plastica trasparente per ridipingere. Un telefono per terra.