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Viaggiare in treno a Mumbai: così si diventa più forti e coraggiose

sarietreno

Viaggiare in treno a Mumbai: così si diventa più forti e coraggiose

Da Bollywood Party la stampa, 11 febbraio 2014
http://live.lastampa.it/Event/Bollywood_Party/105517067

Adoro i treni. Da sempre. Mi piace vedere il mondo scorrere dal finestrino, alzarmi, muovermi, leggere, osservare, chiudere gli occhi, immaginare, lasciare che il movimento pettini i pensieri. Ma più di tutto mi sento al cinema: una carrellata che scorre sui binari senza dossi e scossoni, un continuo fluire, rassicurante, liscio.
Viaggiare in treno a Mumbai è un’esperienza. Un mondo con tanti mondi dentro. E insegna a essere più forti.

I vantaggi
Il treno attraversa tutta la città, è veloce e comodo. Molti, anche indiani, lo snobbano. Economico ed ecologico. Costa molto poco: con 10 rupie vai da un capo all’altro. Non respiri tutta la co2 della strada e non c’è traffico. Ti risparmi i colpi di clacson selvaggio. Ti risparmi anche i sobbalzi assassini delle strade: dopo un viaggio in rii devi stirare bene le vertebre che si insaccano e si scompongono. E bisogna indossare reggiseni da sport ad alto impatto. Il mio shock absorber (si chiama così) non è esagerato.

La folla in biglietteria
La prima difficoltà da superare è la sensazione di essere sempre contromano o di scegliere sempre la fila sbagliata. In realtà è semplicemente folla quella che circonda ovunque: da ogni lato. La mia prossemica che esige un bel po’ di spazio intorno a me va rivisitata.
In coda alla biglietteria si sta pigiatissimi. Io scelgo sempre di mettermi dietro una donna e la cosa crea un effetto calamita al femminile: di solito attira un’altra donna. Se proprio dobbiamo stare appiccicate, preferisco. Anche se cerco di uscire dalla fila (indiana) e di mettermi di 3/4 ma così rischio di urtare un’altra fila.

Le scale
Ho provato a tenere la sinistra come le auto e a tenere la destra come farei in Italia, e anche a stare in centro e a zigzagare. Sulle scale si ha di nuovo l’effetto del contromano, la folla addosso con tanto di spinte, botte, borsate, etcetc…

Il binario
Cerco la carrozza donne in due modi: in alto è segnalata, insieme a quella per malati di cancro o handicappati; guardando dove si sono raccolte le donne. Di solito sono meno degli uomini. Cerco la loro complicità.

La salita
Di solito si comincia a salire e scendere col treno in corsa. Ho visto ragazzi fare veri inseguimenti da film di Bollywood e buttarsi giù molto prima che sia fermo. In ogni caso c’è tutto il tempo per salire comodamente. Nella carrozza donne salita e discesa sono momenti di lotta dura. Si spinge per buttarsi giù come se sei dovesse scappare da una calamità naturale o da un drago fiammeggiante e quando si sale si tende a sgomitare e pestare. Persino gli sguardi e le espressioni del viso si fanno dure. Qui ho spesso paura. Di non essere abbastanza forte. Devo studiare un po’ di haka. Vedi la discesa.

Il viaggio
Il treno viaggia con le porte spalancate e le persone spesso appese fuori. Un po’ perché non stanno tutte dentro. Un po’ perché il vento addosso è bellissimo, soprattutto quando fa caldo e le ventole non funzionano.
Nelle donne mi fa paura la sari che svolazza. In fondo è uno sciarpone avvolto intorno al corpo e temo sempre che possa incastrarsi come il foulard di Isadora Duncan. Ma le indiane che la vestono abitualmente hanno una manualità straordinaria e una capacità unica di trasformarla come un origami morbido adattandolo a ogni esigenza: ecco allora che la mettono sotto il braccio o la pinzano fra fianco e gomito e viaggiano col vento nei capelli. Le più giovani o quelle vestite all’occidentale hanno solo la dupatta da controllare, più semplice. Sto imparando anche io.

Cosa succede nella carrozza donne
Mentre si viaggia succede di tutto: salgono mendicanti; cantanti ciechi; travestiti che intrattengono con piccoli show (con tutti loro le donne sono generose); venditrici di cibo di strada, fritti, patatine nei sacchetti, semini vari; venditori di smalti, orecchini, cerchietti, mollette, elastici per capelli, bracciali, bindi (adesivo che si usa come terzo occhio) di ogni forma e colore; oggetti per la casa e la persona: spugne, asciugamani, piccole borse, portachiavi, colini. La tecnica di vendita è efficacissima: il o la commerciante attacca tutti i suoi prodotti a un gancio che appende alle maniglie per tenersi. Lo colloca, facendo bene attenzione che tocchi le possibili interessate, e lo lascia in posa per non più di cinque-sei secondi. Poi lo sposta fra un altro gruppo di persone sedute o in piedi. Il tutto è accompagnato da un a proposta verbale a volume molto sostenuto, come tutto qui. Se la venditrice dispone di un cesto coi bracciali si deve far sentire di più perché i suoi gioielli sono meno visibili. La venditrice di smalti per unghie usa un’altra tecnica: lascia la cassetta con tutti i colori in un posto a sedere così le donne si avvicinano e guardano. Alcune ragazze chiedono di vedere bene e si passano la cassetta di mano in mano. Intanto c’è chi prova: un dito blu e uno viola, magari meglio turchese.
Molte islamiche velate, in treno scoprono il viso, per poi richiuderlo alla discesa.
Per il resto pochi libri, qualche giornale e tantissimi Samsung galaxy; tante pagine bianche e blu di facebook e tanti candy crush (si scrive così?).

La discesa
Ecco un altro momento complicato. Ci si prepara addirittura prima della fermata prima. Come delle guerriere compatte. Sembra una squadra di rugby: le scendenti, pronta a combattere contro un’altra squadra agguerritissima e certamente molto allenata: le salenti. Spesso la squadra a terra è così inferocita è impaziente di salire che non ti dà il tempo di scendere: e via di borsate e gomitate. Vedi la salita.

L’auto o il rikshaw
Arrivata a destinazione non resta che buttarsi in coda (ci sono di nuovo le scale, aiuto!) per conquistare un rikshaw o cercare un taxi collettivo: economico, divertente e con qualche sorpresa in arrivo (l’ultimo aveva una decorazione di frutta sul soffitto meravigliosa).

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