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Ferragosto a Torino: l’alluce che guarda il cielo.

La città non è deserta. È popolata di persone e cose diverse. Cose che quando la città è piena passano inosservate. O forse cose che, proprio perché c’è meno gente in giro, hanno il coraggio di uscire allo scoperto. Cose che sono così orribili che possono sbucare solo quando le difese immunitarie sono ridotte al minimo dall’afa. Cose che modificano l’estetica della città e il concetto di eleganza che i numerosi stranieri incontrati in centro ci riconoscono. Così mentre nelle vie svuotate sfrecciano auto insolite e nelle zone pedonali si sente parlare francese e inglese e si vedono coppie giovani con bambini piccoli srotolare cartine e chiedere informazioni, ecco cosa succede agli autoctoni.

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In paradiso si va senza scarpe: destinazione Jericoacoara

Dimenticate le infradito. Se siete da qualche giorno in Brasile non sarà difficile, avrete già abbandonato tutte le altre scarpe, sandali compresi per sciabattare in libertà.

 
Jericoacoara, jeri per gli amici, è un paradiso. Pé na areia: piedi nella sabbia. Nelle strade. Nei negozi. Nei ristoranti. Solo sabbia. Le infradito serviranno solo a difendere i piedi dal caldo.
Raccontarla, come fotografarla, non servirà a restituire un fascino e una magia che lasciano senza parole. Sento quasi di tradirla.
Parco nazionale dal 2002 per proteggere una natura generosa e sorprendente e un piccolo villaggio di pescatori a 300 km a nord di Fortaleza, nel Nord-Este del Brasile. Arrivare è un avventura. L’ultimo tratto di strada, sterrata, si percorre solo su pick-up. Il paesino è composto da 4 vie incrociate, non c’è asfalto, non c’è illuminazione pubblica, non c’è rumore. L’atmosfera è magica: fuori dal mondo, senza tempo e con chilometri di sabbia, palme, dune, vento e oceano. Il mare è stupendo. La spiaggia lunghissima, bianca e la marea che sale e scende cambia il paesaggio continuamente. Tanto che una giornata intera dedicata a guardare le onde non sarà sprecata.

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