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Mindfulness: diario di una mente elefante da addomesticare. La pratica di consapevolezza continua

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Mindfulness: diario di una mente elefante da addomesticare. La pratica di consapevolezza continua

Day 2 Week 9

Medito dopo pranzo, fra i suoni del cantiere e il grigio dl cielo e del cuore. Scelgo una meditazione guidata di mezz’ora. Sto col corpo, gli appoggi e la mente va a a cosa è meglio per la storia che sto raccontando. Poi torna. Sta con gli appoggi, ha un pensiero sessuale, uno di rabbia, poi torno qui. Tolgo lo scialle, ho caldo, cambio l’incrocio delle gambe. Per quanto posso andare avanti a raccontare le mie meditazioni? Non credo per sempre. Forse posso diluirle una volta la settimana. Per quanto è interessante? Torno corpo, respiro, suoni e qui fra cantiere, tromba nella casa di fronte sono a posto. Sento la digestione, gli occhi pesanti, un medicinale omeopatico che intorpidisce e un po’ avvelena. Sto, vado, mi perdo inseguendo una bolla di sapone o una farfalla, vedo una luce rossa e fucsia avvolgere una parte del mio corpo e del mio cervello e ingrandirsi come un’ala. Torno, lascio andare. Ho paura di fare la cosa sbagliata. Ho paura della mia inadeguatezza. Perché non riesco a lasciare un’impronta. Respiro, Torno, vado, torno. Arrivano i pensieri. Che fina avrà fatto quella lì? Perché non ho fatto carriera come quello là? Giudizi. Confronti. Vado, torno, riparto, sto. E suona e adesso vado a scrivere.

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