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Mindfulness: diario di una mente elefante da addomesticare. Il mio viaggio nel protocollo MBSR

meditazione

Mindfulness: diario di una mente elefante da addomesticare. Il mio viaggio nel protocollo MBSR

Day 2 Week 6

Medito subito dopo pranzo. La camminata parte bene, sento un po’ di tensione nel collo, allora apro la bocca liberando la mascella e il collo di distende, poi porto le spalle alle orecchie e le lascio cadere. Va meglio. Nelle orecchie arriva una canzone che non riconosco, mi smebra una musica da danza, tipo Mertens o Nyman ma reinterpretata, forse l’ho composta io. Mi concentro sulla regolarità dei passi, sul dare loro una cadenza, un ritmo che è un po’ una danza su quella musica visto che non se ne va.

Sa seduta sento bene gli appoggi, il respiro è un po’ forzato perché ho di nuovo 2 situazioni di stress molto pesante a livello di relazioni ma entrambi hanno una radice comune: il non riconoscimento. Sto. Cerco gli appoggi e poi il respiro. Appena quel pensiero torna il respiro sale e si fa più veloce, sento l’affanno e poi mi accorgo che aver preso delle decisioni fa nascere quasi un sorriso, sento una punta di soddisfazione nel dolore.

Poi sto con i rumori che sono tantissimi, c’è il cantiere intorno a me. A un certo punto un rumore è così forte da farmi aprire gli occhi. Poi torno qui. Sento o penso il respiro? Sento o penso il corpo? Sento o etichetto i rumori? E poi vorrei essere in una piscina o magari fare aikido. Penso alle persone che ho sentito fin qui per cercare una scuola di counseling, penso alle cose che arrivano quasi da sole, penso al corpo che digerisce e ai movimenti della pancia. Respiro vai giù. Penso al diario tra poco. Spero di ricordare tutto ma qualcosa perdo sempre dalla testa ai tasti.

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