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Mindfulness: diario di una mente elefante: cosa è cambiato a un mese dalla fine del protocollo MBSR

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Mindfulness: diario di una mente elefante: cosa è cambiato a un mese dalla fine del protocollo MBSR

Forse più che raccontare cosa succede in ogni singola meditazione, può avere senso raccontare cosa sta succedendo a me a un mese dalla fine del protocollo MBSR.

Per chi come me è sempre in cerca delle magagne, può essere una lettura fastidiosa perché può apparire tutto semplice e bello. Tranquilli e tranquille: non è così, ci sono gli alti e i bassi, gli sconforti e i momenti di pace, ma tutto è fluido e tutto è vita.

1 Costanza. Medito tutti i giorni, se posso 20-30 minuti, se non riesco anche solo 5-10 e lo faccio senza sforzo. Cambio spesso: a volte silenzio, a volte guidata, a volte cammino. Non ho mai trovato scuse. Certo, a volte scalpito, anticipo la fine, vorrei scappare ma ci sono.

2 Gratitudine. Ho sviluppato un grande senso di gratitudine verso il protocollo e chi me lo ha trasmesso. Quello che funziona è unire la meditazione vipassana alla praticità quotidiana: le emozioni durano 90 secondi, cosa è la reattività, come posso non entrare subito in avversione con cosa succede.

3 Umore. Il mio umore è più stabile: ho sempre odiato gli sbalzi di temperatura della primavera, l’illusione che sia arrivata l’estate e poi il maggio che sembra novembre, ma quest’anno è come se fossi davvero uscita dal mio conosciuto per scoprirmi diversa. Anche la mia sindrome premestruale è migliorata: invece di piangere 3 giorni di fila senza sapere cosa fare, è passata come un’onda, senza lasciare tracce.

4 Allenamento. Non sono ancora così brava da non diventare reattiva di fronte a certe cose e soprattutto persone. Però me ne accorgo, magari non mentre succede, ma subito dopo. L’idea è riuscire a ridurre sempre di più quel tempo di sofferenza.

5 Empatia. Non so se chiamarla così, ma mi succede spesso di cogliere la reattività e la difficoltà negli altri. E questo me li rende più simpatici, mi fa capire che tutti abbiamo le stesse difficoltà, tutti ci proviamo e magari quel briciolo di consapevolezza in più può essere utile.

6 Apertura. Mi viene voglia di approfondire e di saperne di più. Sto leggendo un libro bellissimo di Pema Chödrön, “Vivi nella bellezza”, cerco meditazioni nuove sulle app, mi sono iscritta a un ritiro di 3 giorni sul lago di Garda.

7 Cambiamento. Provare a fare cose diverse è possibile. Cambiare i meccanismi mentali fatti di automatismi è possibile. E appena si prova a farlo, si nota che è contagioso. Se è vero che le emozioni sono contagiose, anche il cambiamento lo è. Provate a cambiare atteggiamento mentre litigate, provate a cambiare prospettiva e vedrete che anche l’altra persona cambierà.

8 Morbidezza. L’opposizione, la rabbia, la resistenza, il dire NO, il sentire le cose come ingiuste o difficili ci irrigidisce e basta. Non è facile ma ogni tanto si può provare a dire sì anche al dolore fisico o alla fatica o alla tristezza, senza opporsi e a quel punto qualcosa si scioglie, il malessere si attraversa e niente è così tremendo come sembrava.

Grazie di aver letto fin qui.

 

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