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“Ammirate le donne di Bali. Sono custodi dell’invisibile”.

WomeninBali

“Ammirate le donne di Bali. Sono custodi dell’invisibile”.

Su La Stampa Torino, 21 luglio 2017

 

La via che collega visibile e invisibile passa dal cuore. Ce n’è tanto nella mostra fotografica di Bruna Rotunno “Women in Bali” che inaugura oggi al MAO a cura di Gigliola Foschi. C’è il cuore di Bali e l’omaggio alle donne che abitano questa isola e c’è il cuore pieno di empatia di Bruna Rotunno che, in questo progetto fotografico tra arte e reportage, si è immerso fino a confondere i confini fra talento e vita.

Tutto parte dall’acqua. L’artista racconta l’universo femminile e la potenza creatrice della natura nell’isola dove l’acqua è sacra. Nel Thirtaismo, religione presente solo a Bali, l’acqua purificata è memoria, creatività, guarigione e irrigazione. L’acqua è passato e futuro, ma soprattutto vita.

In questo lavoro durato 8 anni, nato da un grande amore per l’isola, visitata per la prima volta 20 anni fa, la fotografa ha costruito un racconto per immagini: ogni gesto è l’essenza di un luogo dove tutto è armonia e fluidità.

“Sono entrata nella quotidianità dei balinesi – racconta Bruna Rotunno – e soprattutto delle donne, mangiando e dormendo con loro, e ho to toccato con mano la cosa più naturale: la relazione con il divino”. Una pratica gestita dalle donne. “Sono loro – continua Rotunno – a occuparsi dell’invisibile, non nel senso dell’esoterico ma di qualcosa che non siamo abituati a vedere: nutrono gli dei, fanno offerte, pregano, intrecciano collane di fiori, sono sacerdotesse nei templi. Per loro gli spiriti esistono e collegano terra e cielo, bene e male, senza giudizio, fuori dai dogmi ma nel rispetto della natura, delle divinità e delle persone”.

Nelle fotografie scorre il fluire del femminile dell’isola. Sacro, rito, creatività, arte, musica e danza sono raccontati attraverso i gesti quotidiani delle balinesi. In questa “isola teatro”, dove la bellezza è una qualità fondamentale della vita, le donne si muovono con grazia ed eleganza, danzano e lavorano in un universo dove anche le risaie, le piante tropicali e le pietre sono animate dalla Shakti, l’energia divina femminile. Tutto questo viene da molto lontano.

“Nel periodo animista preinduista – prosegue Rotunno – si venerava la dea del lago che permetteva agli dei di trovare la strada per l’oceano. Il suo simbolo era la X, come il cromosoma. Con le braccia aperte verso il cielo, le gambe verso la terra e al centro il grembo”.

Tutto è acqua, morbidezza, fluire. “Anche l’uomo – commenta l’artista – ha qualcosa di femminile a Bali: è glabro, delicato, si prende cura dei bambini. Tutti hanno una componente creativa: ballano, cantano, scrivono, fanno batik”.

Oltre a raccontare le balinesi, Bruna Rotunno ritrae le tante straniere che si sono stabilite qui per sviluppare progetti etici, sociali, artistici ed educativi fra eco-femminismo e sostenibilità. “La cosa più importante per me – conclude l’artista – è condividere un’esperienza che è diventata un progetto di vita”.

 

 

 

La mostra al MAO – Museo d’Arte Orientale in via San Domenico 11 è visitabile fino al 10 settembre. Il percorso espositivo è composto da 80 fotografie e da u nbreve film girato dall’autrice: “The Island of Healing”. Completano la mostra un gruppo di sculture in legno e alcuni oggetti.

Orari: da martedì a venerdì dalle 10 alle 18, sabato e domenica dalle 11 alle 19. Lunedì chiuso.La mostra è compresa nel biglietto d’ingresso al museo: intero 10 €, ridotto 8, gratuito Abbonati Musei e under 18.

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