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Una notte da comparsa in un film di Bollywood: il live blog su La Stampa

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Una notte da comparsa in un film di Bollywood: il live blog su La Stampa

Su Bollywood party, il mil live blog da Mumbai
http://live.lastampa.it/Event/Bollywood_Party/100045942

Partenza
L’appuntamento è alle 17 a Colaba, davanti a Mac Dobald’s. Qui passano continuamente turisti di ogni parte del mondo ed è facile attirarli nel mondo del cinema. Anche perché molti lo sanno e vengono qui o al Gate of India a farsi “scegliere”. Ma alcuni sono diffidenti. Non è facile per Imran, che si occupa di casting, convincere soprattutto le ragazze, che non è una truffa ma un’opportunità. Molte si assicurano che non ci siano scene poco vestite. Dicono di stare tranquille. La promessa è: si lavora dalle 19 alle 5 del mattino, cena offerta, 500 rupie (circa 6 euro).

Il viaggio
Saliamo sul bus e siamo una ventina fra europei e americani. Lo shooting avverrà a Malad, sull’isola Axa, e la nostra scena è una festa sulla spiaggia, ci spiega Mansur, il nostro accompagnatore, maglia rosa a maniche lunghe, jeans, capelli sparati in testa e ottimo inglese.
Dopo tre ore di traffico nell’ora di punta fra smog e una carrellata sulle mille città di Mumbai al tramonto, fra palazzi lussuosi con vetrate immense, microcasette accatastate che sembrano presepi che inghiottono le ragazzine in divisa che tornano da scuola, i bambini che giocano fra l’immondizia, le donne impegnate in mille faccende, i negozianti nei loro microspazi, artigiani, materassi, letti, mobili, uova, polli, gommisti, moto, coprisella, farmacie, capre, telefonini, negozidituttounpo’, arriviamo a destinazione.

L’impatto
Ci sono dei camperoni pronti ad aspettarci: bagno, acqua e scelta degli abiti.
Io non ci avevo pensato ma è una beach party, ci vengono proposti dei look bikini o poco più. Molte di noi si ribellano, un po’ perché non era chiaro, un po’ perché sulla spiaggia si gela.
Io, dopo aver rifiutato una microgonna fuxia, ottengo un top scollato all’americana a righe orizzontali colorate e un pantaloncino turchese in tono.
Nessuno sa spiegarci bene cosa dobbiamo fare, ma intanto sono le 22 e gli stomaci cominciano a farsi sentire, qualcuno si lamenta. Io ho mal di gola e l’assistente di Mansur mi accompagna a comprare 5 pastiglie Vicks e me le offre.
Arriviamo sulla spiaggia e finalmente si respira cinema: riflettori, luci, binari per carrelli e una scenografia minimale.
Ma soprattutto siamo in tantissimi: gli europei, i tailandesi con abiti di paillettes le donne e jeans e felpe i maschi. Ci offrono chai (tè e latte), quando chiedo il black tea, ovvero senza latte, causa allergia, si attivano tutti per procurarmelo e un nerboruto auricolarizzato si occuperà tutta la notte di farmi avere la bevanda fumante…

La notte
Nessuno ci spiega nulla sulla scena. E la sensazione è di poco movimento e poca chiarezza con pause eterne, siamo in un tempo indiano. Le persone impegnate però sono tantissime: ballerini che provano, coreografi, assistenti, truccatori, tecnici luci, audio, etc
il film dovrebbe chiamarsi Bang Bang Bang Kok e non ci sono attori famosi, solo esordienti. Dovrebbe uscire ad aprile.
Il tempo passa e siamo pronti per la prima scena: discoteca sulla spiaggia, dobbiamo solo ballare.
La facciamo un po’ di volte, poi pausa cena: è mezzanotte. Si fa la fila indiana per trovare riso, papad, pollo, lenticchie, verdure. Purtroppo per me non c’è nulla a parte il papad, il ghee (burro chiarificato) è anche nel reo bianco. Arrivano i boccioni di acqua. E il chai.
Mangiamo e poi via: nuova scena cambiando posizione, dobbiamo ballare ed esprimere gioia.
Facciamo un po’ di volte e poi stop.
Ci possiamo vestire, andare nel camper dove l’aria condizionata è piazzata sui 20 gradi e sembra molto più caldo del vento che arriva dal mare.
La luna è quasi piena. Le palme sembrano promettere una spiaggia da sogno. Persino l’aria profuma di mare e non si smog.
Alle 3 l’ultima scena: i ballerini eseguono i loro numeri. Molte ballerine sono biondissime e indossano pantaloncini colorati con scritto Bang o Kok sul sedere e top ridotti o reggiseni dei bikini. Parlano russo fra di loro e inglese con gli indiani. I ragazzi indossano canotte con sopra giacche, pantaloni colorati e i divi hanno un make-up artist personale che porta loro specchio e gel per i capelli dopo ogni ripresa.
Si balla e noi dietro dobbiamo scimmiottare quello davanti. La coreografia è scema: sembra uno spot anni ottanta, un po’ gioca jouer di Cecchetto, un po’ hip hop da saggio di fine anno, un po’ imitazione dei classici del cinema di Bollywood. Anche la musica è un mix di tutto questo.
Un tecnico vede che mi agito parecchio e mi porta in prima fila dietro i professionisti.
La scena si rifà mille volte, l’uomo con la steady-cam è un sikh col turbante e i suo assistente lo tiene dalla schiena.
Rifacciamo fino alle 5. Ci fanno vedere: siamo un mare di braccia che si agitano. Nulla più.
restituiamo i costumi, e ci imbarchiamo sul bus. Riesco a farmi lasciare vicino a casa e salgo su un rikshaw. Sono le 7 -10. Per fortuna qualche ragazza è già uscita dal mio portino (che apre alle 7 normalmente) e posso infilarmi nel letto per qualche ora.

L’industria cinema
La mia nottata si ripete ogni notte in diversi studi della città e ogni giorno in mille location. Film, fiction, tv, spot pubblicitari. La sensazione è quella di una macchina che tritura continuamente, senza pause e divora quantità gigantesche di materiale musicale, danzato, umano. Una macchina che funziona perfettamente sacrificando la qualità all’aspetto commerciale.
Ma tutto questo non si poteva non provare.

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