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Un tè a casa di Saroj Khan: una leggenda danzante di Bollywood

Saroj Khan

Un tè a casa di Saroj Khan: una leggenda danzante di Bollywood

Su Bollywood party, il mil live blog su la stamp il 28 dicembre 2013 http://live.lastampa.it/Event/Bollywood_Party/100726897

Il desiderio
A tutti quelli che mi chiedono cosa sto facendo qui a Mumbai racconto del mio progetto di tesi di dottorato (ho notato che mi ascoltano di più quando dico che sto scrivendo un libro) sulla danza di Bollywood degli ultimi 20 anni.
Qualche giorno fa un’amica italiana mi ha detto di focalizzarmi sui miei desideri perché intervistare coreografi e imparare a ballare erano obiettivi dispersivi. Mi ha consigliato di concentrarmi su una cosa sola. Io non ne sono mai stata capace.
Ma ho ristretto il mio obiettivo: “il mio sogno è incontrare Saroj Khan e Farah Khan, le due coreografe che hanno reso Bollywood famosa nel mondo, i due punti di non ritorno della danza al cinema. E magari imparare qualche passo da loro”.

L’appuntamento
Una giovane coreografa che ho intervistato qualche giorno fa mi ha dato il numero dell’assistente di Saroj. Per Farah, che nel frattempo è diventata regista ed è superimpegnata, sono nelle mani di Jackie Shroff.
Ho cercato Saroj nei giorni scorsi con pazienza e insistenza, le due delicate arti che l’India mi sta insegnando. Ieri ho chiamato alle 11, mi han detto di provare alle 12, ho provato alle 12 e mi han detto di provare alle 14, ho provato alle 14 e mi han detto di provare alle 16 e quando ho provato mi ha risposto lei in persona dandomi appuntamento per oggi alle 14 a casa sua.

L’attesa
Alle 14 ero a casa sua a Malad, mi hanno aperto la porta e seduta controluce, con la tinta dei capelli appena fatta, c’era lei. Intorno 4 o 5 donne di varie età, chi con un telefono, chi con l’acqua, chi con gli occhiali per Saroj. Mi fa accomodare e mi chiede se ho fretta. Ieri è tornata tardi e deve ancora pranzare e fare il bagno. Mi chiede se voglio fare pranzo con loro. Ringrazio. Ho mangiato velocemente prima di uscire.
Le dico “No problem. I’m here for you”. Una delle signore mi chiede se voglio acqua. Dico no. Una mi chiede se voglio frutta. Dico sì. Arrivano melone e papaia tagliati.
Vedo piatti con riso, verdure, chapati muoversi per la stanza e sparire oltre il corridoio.
Io resto lì sul divano. “Ti metto un film in inglese” mi dice Saroj. “A me va bene anche un film indiano” rispondo. Mi lasciano con una versione tv di Jodhaa Akbar.
Spariscono tutte.
Dopo un po’ arriva una con i capelli corti e bianchi, si siede sulla poltrona di fronte a me e mette una cosa tremenda di lupi e facce esangui in inglese… scopro che è Twilight.
Intanto sono le 14.30. I primi piatti vuoti tornano in cucina. Altri passaggi di signore. Alle 15 entra una signora magra e scalza che è addetta al rassettamento della casa: prima lava i piatti e poi passa la scopa corta, piegando la schiena come in un manuale yoga. Alzo i piedi. Ora passa lo straccio camminando accovacciata in un modo che il mio menisco rotto non mi consentirebbe mai. Ogni suo movimento è danza. Alle 15.15 arriva un’altra signora e mi chiede se voglio andare in bagno. Dico sì. Ne approfitto per guardare la casa che ha un look moderno con forme leggermente arrotondate e sinuose anche nei muri, un po’ come una barca.
C’è un letto con una signora in una stanza, due persone in un’altra.
Torno al mio posto e comincio a pensare a cosa succederà: da una parte sono accudita e coccolata, dall’altra mi aspetto che mi dica “vieni domani, ora sono stanca”.

La diva
Alle 15.30, vestita di rosso e blu, truccata e pettinata arriva Saroj. Mi chiede scusa ripetutamente per il ritardo. Mi dice che non si fa. Le dico che non c’è problema.
Le assistenti si chiudono in cucina e noi siamo sul divano. Le chiedo se posso registrare. “Of course” mi risponde.
Cosa è Bollywood?
Bollywood è casa mia – risponde entusiasta – ho cominciato che avevo 3 anni. Ora è molto cambiata. Quando abbiamo cominciato noi era tutto nuovo e avevamo tanto da imparare. Ora è tutto western. Quando ho cominciato la danza era pura danza: bellezza, grazia, sentimenti ed espressione. Noi dovevamo farci venire delle idee originali e sempre diverse. Oggi una danza può stare su una canzone e su un’altra allo stesso modo, è tutto copiato. Le danze si dimenticano. Hanno perso l’anima. I ragazzi vogliono imparare salsa e hip hop.
E come finirà?
Si tornerà alla tradizione. La nostra radice culturale indiana è troppo forte per soccombere a culture occidentali e del locking popping. Siamo schiavi dell’occidente ma la nostra forza è nelle danze diverse per holi e per diwali, diverse per regione, dal bhangra del Punjab a lavani del Maharashtra. Non potremo mai ballare alle nostre feste le danze occidentali.
Dove ha imparato?
Mi sembri sensibile e ti dico la verità: non ho mai imparato. A 14 anni ero assistente di Sohanlal e da lui ho imparato tutto.
Intanto arriva un allievo che ha trovato la sua scuola chiusa. Li lascio parlare.
Come si lavora con i registi?
Alcuni capiscono di danza e altri no. Allora bisogna sedersi accanto a spiegare quali sono gli angoli migliori.
I suoi artisti preferti?
Madhuri Dixit per me è una figlia. Ha imparato tutto da me, dal suo primo film al prossimo che uscirà nel 2014.
Le spiego il mio progetto. Mi dice che se le dico quali sono i 10 film che analizzerò mi può aiutare a capire quali sono le danze e da dove vengono. Le snocciolo la lista: almeno 4 sono suoi, uno di suo figlio.
Mi dice che i film degli ultimi anni sono simili. Le chiedo se ha idee diverse rispetto alla mia lista. Mi dice che ci penserà.
La ringrazio per il suo tempo. Le dico che è una walking legend, poi correggo in dancing legend. Ride.
Mi dà il numero della sua assistente Mabel per cominciare le lezioni nella sua accademia. Tutti i giorni dalle 13 alle 17. Mi spiega come arrivare in bus. Dice che farà di me una danzatrice. Evviva. La prossima settimana si comincia.

Il congedo
Vuoi del tè? Mi chiede. No, grazie.
Sei qui da troppo tempo e non hai mangiato niente. Sono le cinque.
Ok allora black tea perché soon allergica al latte.
Biscotti? No, hanno il burro.
I miei no, sono per diabetici. Fa controllare alle sue assistenti. Arrivano tè e biscotti, il suo al latte, il mio molto denso. Mi avvicino per analizzare che non ci sia latte, è torbidissimo. Lei interpreta come un “non mi piace troppo torbido” e me lo fa fare più leggero dicendo “devi sempre chiedere quello che vuoi”, lo prendo come un consiglio per la mia assertività.
Mi consiglia un biscotto tipo galletta. Non profuma di burro e lo mangio. Sorseggiamo. Mi fa provare l’altro, che sembra una sfogliatina. La guardo preoccupata. “Hundred percent, two hundred percent without butter, you try a little part and you don’t need to eat if you don’t like”, altro consiglio. Assaggio. Buono. Un po’ salato le rico. Sì, provalo col tè. Eseguo. Che buono.
Ci salutiamo sul serio. Mi dà la mano. Io le dico, no da voi si toccano i piedi e mi avvicino ai suoi. No, non sei ancora mia allieva. Mi stringe le nostre mani unite anche con la sinistra. Che meraviglia.
Me ne vado con il cuore, gli occhi e le orecchie pieni di magia.

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