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Sette opere di misericordia: la miseria tocca il cuore

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Sette opere di misericordia: la miseria tocca il cuore

Se, come me, pensate che al cinema non si debba capire tutto e la trama non sia fondamentale, a meno che non si tratti di un giallo, Sette opere di misericordia dei fratelli De Serio è un film perfetto.
Le opere sono quelle corporali: dar da mangiare agli affamati, da bere agli assetati, vestire gli ignudi, alloggiare i pellegrini, visitare gli infermi, visitare i carcerati, seppellire i morti.
Perché nel Vangelo di Matteo Gesù dice “In verità io vi dico: ogni volta che avete fatto questo a uno di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”.

Le didascalie delle opere scandiscono il film, ma in ottica ribaltata: in una Torino grigia, fredda, buia (citazione del quadro di Caravaggio?) e rumorossissima (si sentono solo tram, ambulanze e clacson) si incontrano due personaggi di cui capiamo ben poco: Luminitza, una ragazza moldava arrabbiata come un animale in gabbia, la strana famiglia a cui porta denaro nelle roulotte, e Antonio, un anziano malato con un buco nella gola, spesso in ospedale. È qui che si incontrano. Lei frequenta l’obitorio per rubare una possibile nuova identità, soldi e oggetti dei degenti. Lui è in un letto. Lei lo segue e diventa la sua carceriera. Feroce e umiliante. Succedono cose che non si capiscono ma sono traffici loschi: rotolini di denaro, botte, un furto di un neonato.
Poco per volta da carceriera violenta che ammanetta e picchia l’uomo, diventa la sua infermiera, lo accudisce lo lava, mentre lui la spoglia e le offre i vestiti della moglie sepolti in un armadio polveroso. Intorno personaggi squallidi e violenti, la periferia più tetra e tanta miseria. Miseria e cuore: misericordia. Le opere della miseria altrui toccano il cuore. Forse.
Tanto dolore, poca luce, pochissime parole. Bellissima la scena della palla colorata che, su fondo nero, rasserena il pianto del bimbo; il viaggio del dito dal bicchiere d’acqua alle labbra del piccolo e il corpo nudo cadente e grinzoso di Roberto Herlitzka quando si fa lavare. Anche Olimpia Melinte è brava. Tristezza e finale poco comprensibile.

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