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Più cambi di bicchieri e meno di posate: la mia rivoluzione a tavola

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Più cambi di bicchieri e meno di posate: la mia rivoluzione a tavola

Da un po’ di tempo ho una domanda fissa.

 

Perché nei ristoranti, anche stellati, ti cambiano continuamente posate, a ogni portata, mentre non cambiano i bicchieri con la stessa frequenza?

 
Di solito si cambia calice ogni volta che cambia vino. Ma a volte bisognerebbe farlo prima: ogni volta che un sapore forte impregna di sé vetro e liquidi.

 

Il mio problema è che sono molto sensibile agli odori e dopo un antipasto o un amuse-bouche che contiene uovo ad esempio, sentirei l’esigenza di cambiare il calice del vino ma anche il bicchiere dell’acqua.

 

I calici sono quelli più fastidiosi perché spesso hanno odore di lavatrice (un misto di pulito e chimica fastidioso) ma sempre meglio dell’odore di straccio bagnato tipico delle asciugature manuali.

 

Il bicchiere dell’acqua è il vero problema. L’acqua ha una sua memoria come insegna l’omeopatia, l’acqua amplifica alcune sensazioni, come succede quando mangiamo troppo piccante e buttiamo giù acqua che non fa altro che peggiorare la situazione.

 

Se hai mangiato acciughe o una salsa con uovo come antipasto e poi passi a un primo delicato, sentirai sempre quell’odore forte ogni volta che porterai il bicchiere alla bocca.

 

La mia proposta è più cambi di bicchieri e meno di posate, che a volte sono superflui.

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