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L’India è troppo grande per stare in una foto, il liveblog su la stampa

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L’India è troppo grande per stare in una foto, il liveblog su la stampa

Dopo 2 settimane di India, Mumbai in particolare, posso dire questo: l’India è troppo grande per stare nelle mie foto o nei miei video.

Passeggio, vado in rikshaw, incontro persone, faccio la spesa e mi accorgo che tutto quello che mi succede non si riesce a strizzare e comprimere in una foto, o in poche righe.
La sensazione fortissima che ho è la convivenza degli estremi, la mescolanza delle possibilità, nel giro di pochi metri si vedono le cose più opposte, dal carretto di buoi alla mercedes superlusso, dal bambino scalzo al manager vestito Armani, dalle deformità più atroci alle bellezze più spaventose,dall’altarino dedicato a Genesh, con vicino la Madonna vestita di seta (a cui cambia il vestito spesso), alle luci sulle cupole delle moschee all’immondizia buttata ovunque con capre e polli intorno, dall’odore pungente di pesce messo ad essiccare ai profumi di fiori, dai colori sgargianti delle sete delle sari alla polvere che imbratta ogni cose, dalla verdura alle medicine vendute singolarmente e non a blister. Epoche diverse si mescolano e si stratificano nelle lamiere degli slam accanto a ville con vista sul mare. Senti però che è un paese vivo, non stantio come la vecchia Europa, un paese che ha voglia di novità, di cambiare, in cui sognare è lecito e proattivo. Non c’è rassegnazione, c’è curiosità e positività verso il futuro anche se l’odore, la polvere, lo smog, il clacsonare continuo tolgono energie.

Fotografare o fare video sull’India è frustrante: quando guardi le tue immagini ti accorgi che è sfuggita la cosa più evidente: la complessità. La varietà di etnie, religioni, stili di vita, ricchezze, concentrazione di diversità che convivono pacificamente, almeno qui sembra così, sfugge all’obiettivo. Puoi dormire per strada alla fermata del bus o sul carretto di frutta, puoi chiedere l’elemosina, puoi frequentare la palestra superfashion o guardare le riviste di moda, tutto si tiene e non stride. Tutto è come è, senza ipocrisie. Nessuno fa finta che non si sia.
E ogni volta che lo guardi o lo vivi, è sempre diverso, come il masala, la miscela di spezie. Non è possibile mangiare 2 curry uguali, ogni volta c’è qualche cosa di diverso, un po’ più di curcuma, un po’ più di peperoncino, un po’ più di pepe…

L’altra grande frustrazione è non parlare hindi: le donne che aspettano i figli fuori dalle scuole mentre vado alla mia lezione di danza con le quali ci parliamo a sorrisi, i venditori di frutta con i quali ci parliamo a gesti delle mani e il mio 3 non si capisce perché loro uniscono pollice e mignolo e io torno sempre a casa con 2 o 4 banane quando ne vorrei 3, i tassisti che cercano di non mettere il tassametro per lucrare sul prezzo chiedendo a me occidentale dei prezzi senza senso. Mai come gli autisti che aspettano i turisti fuori dagli hotel di lusso…

Tutto questo è Mumbai, tutto questo non sta nelle foto, non sta nei video ma nella mia testa e nella mia pancia, oltre che sulla pelle. Provo a usare le parole, magari riescono ad andare più in profondità di un’immagine.

http://live.lastampa.it/Event/Bollywood_Party

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