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La prima lezione di danza Bollywood: a lezione da Saroj Khan sul live blog

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La prima lezione di danza Bollywood: a lezione da Saroj Khan sul live blog

Sul live blog Bollywood Party, la stampa
http://live.lastampa.it/Event/Bollywood_Party/101109004

Primi passi
Ho scelto la mia scuola di Bollywood. O meglio lei ha scelto me. Lei, Saroj Khan, mi ha promesso “vieni alle mie lezioni, farò di te una ballerina”.
http://live.lastampa.it/Event/Bollywood_Party/100726897
Come rifiutare l’invito della divina, la creatrice della danza cinematografica indiana degli Anni Novanta e Duemila, quando Bollywood è andata alla conquista dei festival internazionali?
Eccomi. Saroj è a Calcutta per uno show e mi affida alle mani sapienti della sua assistente Mabel.
La lezione è all’1,30. Ho fatto un pranzo sommario.
L’impatto è piuttosto duro. Si parte subito, senza riscaldamento. Si fa un saluto alla madre terra, semplificato rispetto a quello delle danze classiche e si parte. La musica scelta per me, o forse per tutti gli studenti nuovi della scuola, è un remix di una vecchia canzone, non la ascoltiamo neanche una volta prima e partiamo decise. Almeno Mabel è decisa, io scimmiotto.
Siamo davanti allo specchio. Mabel mi mostra una sequenza velocissima e la spiega altrettanto rapidamente. Cerchiamo di farla insieme. Faccio fatica. Non va bene niente. Sono lenta. La mano sinistra deve guardare in su e non in giù, la destra sale lentamente, ma non così rigida “questo è kuchipudi” mi sgrida Mabel. Il tallone destro deve battere nel terreno.
Ho già troppe cose da tenere in mente. E la musica è a volume altissimo ma si sente male e io non sento il 5, quando la mano destra si ferma e la sinistra scende lasciando il gomito in alto e piegando il polso.
Ripetiamo. Andiamo avanti. La musica ha un tempo 1,2,3 veloce e poi 1,2 più lenti si fa per dire.
“Se non senti la musica non impari i passi”. Ok ma si sente male. Provo. Sono lenta. Sono preoccupata perché mi sento rigida e in difficoltà. Adesso il braccio destro scende in tre scatti e poi fianchi fianchi sempre a destra ma sollevando anche il tallone.
Mabel mi guarda male. Provo a giustificarmi: “It’s not easy”. Intanto penso: fa caldo, ho fame, ho mal di testa. Sì sì, ma la verità è che non sono capace.

Avanti senza pietà
Leggermente impietosita mi racconta la storia cantata nella danza: Rada va al fiume e Krishna la stuzzica, lei è infastidita.
Sono ancora lontanissima dall’interpretare, intenta solo a stare dietro ai passi. Mi sento goffa.
Non c’è pietà. Andiamo avanti. Un altro passo. Un altra sgridata. Una profonda frustrazione.
Credo che sa normale nelle lezioni di danza indiana che ho frequentato: la prima regola è distruggere l’ego. Poi da lì si può costruire qualcosa.
Sì sì però mentre sei lì che non ti viene niente non la pensi così saggiamente.
Ripartiamo. Altro passo. Altra velocità. Mi sento imprecisa e il mio movimentnon è affatto pulito.
Mabel va a bere. Lo faccio anche io.
Niente pausa. Si riparte. Tutto da capo. Ho mal di testa. Niente. Mi intampo. Il vuoto davanti e la pesantezza nelle gambe. Riproviamo. Aggiungiamo un altro passo, ma no molleggio troppo, perdo tempo, è più secco. Ta, ta, ta e ta ta.
Adesso questo è veloce come tagliare carote. Ahhh ecco.
Guardo l’ora. Sono passati 60 minuti. Mi sembrano 1000. La tortura non è finita. Ripetiamo tutto. Io sono sempre più persa. Un’altra mezz’ora di “No”, “You’re doing wrong”, “Again”. Ma soprattutto di “No”.
Quasi mi viene da piangere. Per aumentare il mio senso di inadeguatezza Mabel mi assicura che stiamo imparando quella facile, poi dobbiamo fare bhangra e poi lavani e poi l’elenco continua. Mi spiega che le lezioni sono in progressione, che le altre sono tutte più veloci. Insomma sta facendo di tutto per scoraggiarmi. E ci sta riuscendo perfettamente. Provo a dirmi “hai fatto cose più difficili nella vita” ma non funziona.
Eppure una parte di me lo sa che tutti gli inizi sono faticosi e per arrivare a divertirsi danzando bisogna abbandonarsi alla musica, fluire con lei e lasciare che il corpo si muova senza pensare al passo successivo.
Se anche la seconda lezione sarà così disastrosa, meglio concentrarsi sullo scrivere di danza che sul danzare.

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