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La dipendanza: quando non puoi più stare senza danza

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La dipendanza: quando non puoi più stare senza danza

Ho sviluppato una nuova sindrome: la dipendanza. La definirei come la dipendenza dalla danza. Più danzi e più ti senti bene. Meno danzi e più ti manca.
La cura? Continuare a danzare. “Dance, dance, dance, otherwise we are lost” diceva Pina Bausch nel film di Wim Wenders.
Ne esistono due forme: una è verso la danza praticata. E una è verso la danza vista da spettatori.

La danza di chi la pratica

La danza diventa te
Partiamo dalla prima. Se danzi, qualsiasi danza tu abbia scelto, poco per volta quella danza diventa te. La grazia, l’eleganza, la forza, la tecnica entrano nel tuo corpo, goccia a goccia, e nutrono ogni cellula fino a farla respirare danza. Non importa se lo fai di professione o per passione o anche solo di nascosto ascoltando gli Abba: tu sei la tua pratica. Te ne accorgi per come stai seduto, per come cammini, per come tieni la schiena. E se ne accorgono le persone intorno a te.

La danza ancora la tua mente al presente
Da animo impaziente, le attività meditative mi fanno certamente bene ma mi danno anche un sottile senso di fastidio, a volte. La mia mente “scimmia” come la chiama Terzani comincia a saltellare di ramo in ramo e richiamarla mi costa grandi sforzi. A volte la fatica supera il beneficio.
Ma quando danzo, la mia mente è tutta nel famoso “qui e ora” anzi leggermente avanti. Non è nel futuro perché se no si sbaglia il passo del presente ma non è neanche nel passato perché nella danza, più che mai, il passato è finito. Invece è in un pre-futuro, un presente che anticipa leggermente il futuro, giusto per non essere in ritardo.
La meraviglia della danza è che esiste solo nel suo farsi e quindi un passo non sarà mai perfettamente uguale a un altro, un piccolo errore capiterà lì dove eri sicuro e magari verrà bene quel passaggio che hai provato tante volte e che sembrava non venire mai. Per questo la danza non può annoiare, neanche le menti “scimmia”.

La danza ti modella
Forse è legato al primo punto. O forse no. La danza modella il tuo modo di sentire e di pensare. Tonifica i muscoli, aiuta ad avere fiato, rende più resistenti alla fatica e alle frustrazioni, rende più creativi, migliora l’umore, consente di praticare in compagnia di persone che amano le stesse cose. Ti fa sudare, buttare fuori tossine, trasformare le emozioni negative in passi, la rabbia in forza, la paura in sentimenti, l’ansia in slancio. Ti avvicina alle emozioni, allinea cuore, mente e anima. E finalmente ti senti un tutt’uno, un individuo, dal greco “ciò che non può si dividere”.
Come uno yoga, come una meditazione. E ti avvicina al bello, qualsiasi cosa significhi per te. Una esperienza estetica.

La danza è disciplina
Se ti alleni con costanza, poco per volta la danza diventa te, ma se trovi scuse per non praticare, se non studi, se ti perdi, allora lei ti abbandona. Poco per volta la fatica aumenta, i muscoli fanno male, le sequenze non te le ricordi più e ti passa la voglia. Non mollare! Dipende tutto da te. Anche se la tentazione è forte, non mollare.

La danza da vedere
Anche quando la guardi, comodamente seduto a teatro, o scomodamente in piedi a una performance di strada, cogli la forza, il bello, la magia, l’emozione, la fatica, la tensione. Come se l’esperienza estetica si trasferisse di riflesso anche a te che semplicemente guardi e ascolti. Un’esperienza vissuta da altri ma che ti coinvolge perché si sviluppa di nuovo nel qui e ora. Il tuo respiro si sincronizza con quello dei danzatori, i tuoi muscoli si contraggono leggermente anche se non te ne accorgi. Vivi un’esperienza cinestetica unica.
E anche questa passione, più passiva, va coltivata con curiosità e apertura, seguendo gli artisti che si amano, cercando nuovi spettacoli, alimentando la conoscenza.

E tu di che dipendanza sei?

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