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Il musical di Bollywood nato e cresciuto tra Mauritius e Torino

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Il musical di Bollywood nato e cresciuto tra Mauritius e Torino

Su La Stampa di oggi
http://www.lastampa.it/2013/08/17/cronaca/il-musical-di-bollywood-nato-e-cresciuto-tra-mauritius-e-torino-cVcjSJohiHBr9lr5Tx4DjL/pagina.html

Tutto è cominciato quasi per gioco. Chitrangee Uppamah, danzatrice e fondatrice della Sruti Kuchipudi Indian Dance School (che ha sede in via Magenta 11 nei locali della Reale Società Ginnastica Torino) era in vacanza a Mauritius, dove è nata da genitori indiani. I suoi fratelli, che sanno quanto sia curiosa e attiva, le consigliano di andare a provare una lezione di danza Bollywood da George Jacob, un coreografo indiano che da qualche mese insegna lo stile dei musical di Bombay (Bollywood nasce dalla fusione di Bombay, oggi Mumbai, e Hollywood ed è oggi una la più grande industria cinematografica del mondo).

 

Il classico e Bollywood

La danzatrice, che balla e insegna kuchipudi, stile di danza classica indiana (sono almeno 7) va a lezione un mese ed è conquistata dall’energia e dallo stile di George. Nasce un’amicizia. E la possibilità di collaborare. I due si completano: la danza classica è precisa, codificata, complessa; la danza Bollywood è un mix esplosivo di danza tradizionale, folk, hip hop, danza orientale e tutto ciò che va di moda. In occidente come in oriente.

Chitrangee invita George a Torino a febbraio 2012 per 15 giorni e si forma un piccolo gruppo di allievi. Due mesi dopo George, incastrando i suoi impegni a Mumbai e Bangalore, torna in città per un mese e gli allievi crescono. Poi torna sempre più spesso e per periodi sempre più lunghi. Chitrangee e George hanno un’idea: realizzare a Torino un musical in stile indiano. Colori, suoni, passioni, amore, contrasti e l’immancabile lieto fine.

 

Lieto fine in scena

Il sogno diventa realtà. Si chiama «India, la terra dell’amore» e racconta la storia di una ragazza indù e un ragazzo musulmano che si innamorano. Ovviamente ci sono degli ostacoli: il fratello di lei si oppone. Ma alla fine, fra balli, musica e spezie, il lieto fine trionfa. Anche se abbiamo colori e religioni diversi, siamo tutti uguali. E tutti speciali. Il musical dura un’ora e un quarto e vede in scena, oltre a George e Chitrangee, la danzatrice Dinushi Phillipsz, il narratore Luca Busnengo, la cantante Mirjam Schiavello, la Bollywood Dreams Band, un gruppo formato da 10 giovani musicisti ventenni insieme all’Indian ocean group di Milano e 50 danzatori. Sono allievi e soprattutto allieve dei corsi, hanno dai 20 ai 50 anni e dedicano i loro weekend alle prove. Il musical va in scena a fine giugno a Torino, a luglio a Milano e ora è richiesto in altre città italiane e all’estero.

 

Stile indiano

«Abbiamo montato tutto in due mesi – racconta Chitrangee con gli occhi che brillano – e adesso vogliamo farne altri. Si tratta di un viaggio nell’Andra Pradesh, lo stato in cui è nato il kuchipudi, condotto da un narratore. Ci sono canti e danze tradizionali e Bollywood. Con le mie allieve balliamo un pezzo classico e io danzo su un’anfora rovesciata con in testa un’anfora più piccola con dentro una candela».

 

In bilico su un’anfora

Non deve essere facile. «È una tradizione. Non è un pezzo che faccio spesso. L’anfora ha 100 anni e mi è stata data dal mio maestro. Io la donerò a mia volta a un allievo speciale. Quando mi è stata data non me l’aspettavo. Ho pianto dall’emozione». E in futuro? «George tornerà a ottobre e lavoreremo a un nuovo progetto. Ci siamo trovati bene».

Poi Chitrangee racconta l’origine del suo cognome. Una storia di matrimoni combinati, amore, caste, rispetto per la famiglia e coraggio. Una storia indiana, perfetta da mettere in musical.

 

 

Un vaso sotto i piedi e un altro in testa con una candela è un virtuosismo della torinese d’adozione Chitrangee Uppamah.
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