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Mindfulness: diario di una mente elefante da addomesticare. Il mio viaggio nel protocollo MBSR

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Mindfulness: diario di una mente elefante da addomesticare. Il mio viaggio nel protocollo MBSR

Day 2 Week 7

Medito al mattino, dopo la doccia e prima di colazione. E prima di andare in agenzia. Sento bene gli appoggi e i confini della pelle e poi il respiro. La posizione è comoda. Mi perdo nel pensiero di una matita per occhi comprata in India. Si chiama colorbar emerald, è fatta in America, ed è verde con pagliuzze dorate. Online non si trova, negli Usa neanche. Accidenti quanta strada ho fatto partendo da come mi trucco? Io che mi trucco sempre pochissimo.

Da seduta vedo molti colori e cambi di luce dietro le palpebre chiuse: c’è il sole e i vetri riflettono colore.

Respiro, mi viene fame. Che fame. Penso alla colazione. Penso di non andare in risonanza con quella sensazione per non amplificarla.

Sento gli occhi più umidi. Mi immergo nei suoni. Mi prude una mano ma non alimento il fastidio, non mi incaponisco. Passa. Fame.

Quando apro gli occhi i colori sono più forti e i sapori più intensi.

Prima di cena e dopo 9 ore di lavoro in ufficio, a cui non sono più abituata, mi regalo 10 minuti di camminata. Sono stanca, ondeggio, domani danziamo al Festival dell’Oriente e mi stanca il pensiero del rumore, del caos ma anche mi eccita l’idea del palcoscenico, della tensione, della paura che si scioglie. Mente torna qui, stai camminando ora. Ascolto i piedi e gli appoggi, perdo l’equilibrio, vacillo, riparto, la testa rumina. Torna, va. Avrò messo il timer? Mi pare di sì. E dopo non molto suona.

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