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Mindfulness: diario di una mente elefante da addomesticare. Il mio viaggio nel protocollo MBSR

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Mindfulness: diario di una mente elefante da addomesticare. Il mio viaggio nel protocollo MBSR

Day 6 Week 5

Di nuovo spezzo. Meditazione camminata al mattino, prima di colazione perché devo andare in agenzia oggi.

Parto e con me cammina “Mas que nada”. Io non canto neanche sotto la doccia e appena medito mi parte una colonna sonora. Gentilmente le chiedo di andarsene e arriva “Sempre di domenica” di Silvestri. Vabbè, cammineremo insieme. Sento i capelli bagnati in testa dopo la doccia e i piedi e il peso che cambia. È oggi l’appuntamento dal cardiologo? Io ho segnato così ma non mi hanno mandato l’SMS di conferma. Devo chiamare. Cammina. Cammino. Sguardo non a fuoco, rumori di fondo, dolore al cuore, credo emotivo più che fisico, meglio verificare. Senso di tristezza e inutilità, cammino. Più lenta. Ogni tanto mi manca la terra. Va tutto su nei pensieri e allora giù, respira. Cammina. Cammino. La canzone è rimasta, non mancherà molto alla fine. Suona.

La pratica seduta è post-cena. Mi arriva subito un pezzo di “Giulietta e Romeo” di Prokofiev. Almeno è una bella musica, penso. Sento gli appoggi, il cuore un po’ in affanno. Dal cardiologo bene ma non benissimo. Devo fare esami. Sarà abbastanza il silenzio e lo spazio che ho cercato nella relazione? Respira. Sto, sento. Era più facile danzare. Resto. I suoni. Belli. Chissà se devo comprarla quella lampada a cane. Secondo me sta bene. Respira. Respiro. Appoggi. Partono i pensieri ufficio: quella collega che mi sembrava antipatica non lo è. Bisogna sempre conoscerle le persone. Vado avanti, torno. Sto. Riparto. Il cardiologo è molto gentile e spiega le cose come ai bambini. Mi piace quando succede. Mente, torna qui. Pensiero di primavera in avvicinamento. Chissà se quest’anno riesco a odiarla meno e sentirla più nuova. Torno. Sto. Quanto mancherà? Certo camminare è più facile. Mi prude la testa. Che faccio, gratto? Sì. Prude di nuovo, resisto, magari passa se non mi fossilizzo. E poi cerco di stare e poi vedo dei colori, forme in movimento, come alberi stilizzati. Oggi gli occhi non si sono inumiditi. Di solito succede. Me lo aspettavo. Che brutto aspettarsi qualcosa. È stare nel conosciuto. Ma io voglio essere nuova. Però la nostra mente è capitalistica, nel senso che impara e capitalizza quel che conosce per ecologia ed economia. Ecco perché finiamo negli schemi. Chissà come è quel libro che mi hanno consigliato di leggere? Già. Suona. Fine.

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