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Mindfulness: diario di una mente elefante da addomesticare. Il mio viaggio nel protocollo MBSR

meditazione

Mindfulness: diario di una mente elefante da addomesticare. Il mio viaggio nel protocollo MBSR

Day 3 Week 7

Medito al mattino, dopo la doccia e prima di colazione. Prima cammino 10 minuti a piedi scalzi con la mente scimmia che pensa alla danza e poi mi arriva una canzone di Fossati, quella che dice “abbracciami guarda dietro le mie spalle poi racconta e spiegami…”, deve essere il bacio sulla bocca.

Poi faccio il primo esperimento di meditazione senza tracce. Apro il file e vedo che è lungo più di un’ora. Non so come è strutturato, quindo metto il timer a mezz’ora. Poi inizio. Sento la campana fino alle fine, poi penso al percorso: appoggi, respiro, suoni e pensieri. Mi viene una specie di mini-panico delle 4 cose insieme, sensazione che ho spesso nella vita. Portare a spasso più cose insieme con la fatica che si moltiplica. Stai calma, mi dico, non può succedere niente. E così torno agli appoggi, alle sensazioni tattili, all’aria che arriva sulle mani. Poi vado sul respiro, intanto sento i rumori e mi chiedo quando arriverà una campana, avevo capito che la traccia avesse delle scansioni di campana ogni tot, vabbè tanto c’è il timer, anche perché devo scrivere un pezzo e poi andare a danzare. Il respiro è nelle narici, poi va giù, oggi sento il fresco nelle narici. Torna la canzone di Fossati: “bella, che ci importa del mondo?”.

Canzone vai via, respiro. Suona la campana, ah ok. Allora sono 10 minuti circa. La campana che mi impegno a sentire fino alla fine mi fa venire in mente le mie lezioni di yoga in cui chiedo sempre di abitare tutto il tempo del respiro e di fare attenzione alla transizioni, anche quella è pratica.

Respiro, i suoni, ma la schiena è dritta? Sì la postura è sempre abbastanza salda. E i pensieri quanti sono? No torna qui. Stai con l’assenza di suoni. Penso alla differenza fra spazio e vuoto. A Shiva vestito di spazio, allo spazio che sto mettendo fra me e le cose per viverle meglio, senza bulimici affastellamenti, cercando di ridurre l’atteggiamento predatorio. Respiro. Penso alle critiche al protocollo perché cerca uno scopo. Penso che sto meglio. Qualcuno si è accorto che medito. Io lo sento negli occhi, più lucidi e profondi e nello spazio dietro la fronte ma non so se ha un riscontro. Penso agli esami del sangue arrivati ieri, non c’è nulla, la ricerca continua. Bene o male? Respiro. Vado avanti. Un’altra campana, allora sì saranno 20 minuti. Di nuovo mi attiva, il cuore accelera, i pensieri turbinano come se avessi messo un piede nell’acqua e sollevato la sabbia, poi si calmano e sono quasi contenta di me. Fino a qualche settimana fa non avrei mai potuto pensare di meditare senza traccia o forse sì. Poi respiri, suoni, pensieri, un pezzo di danza da ripassare, la canzone di Fossati, la pioggia. Respiro, cosa mangio a colazione? Meglio uovo e spremuta e miele e tahin, servono proteine. Tra poco di danza. Suona il timer delle mezz’ora. Che faccio? Mi alzo e lo spengo? No resisto. Ecco che suona la terza campana.

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