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Eugenio: l’uomo che sussurrava alle oche e chiacchierava coi cani

Eugenio

Eugenio: l’uomo che sussurrava alle oche e chiacchierava coi cani

Non ho mai scritto niente per qualcuno che non c’è più. Però con te è diverso, caro Eugenio.

La prima volta che sono venuta a casa vostra mi sono sentita a casa. Scusatemi, questa è una banalità. Tutti quelli che sono venuti a casa vostra si sono sentiti a casa. Non ho il diritto di dire “io di più”.
Facile con quelle colline intorno. E con qui mattoni rossi. E con quel prato.
Il tavolo di marmo storto e le pareti verdi, l’insalata fatta all’ultimo minuto con quello che c’è, ma con moltissimo di più, il caffè versato nelle tazzine accartocciate mentre il kit di caffettiere sistemate con ordine maniacale, dalla più piccola alla più grande, ci guardava attento dallo scaffale sul lavandino. Tutto questo faceva casa. Ma non basta. Gli oggetti prendono l’anima di chi li usa e li abita e il sorriso di Daniela, che dopo un’ora che ci conoscevamo mi ha detto “io penso di conoscerti da sempre” mentre io pensavo la stessa cosa, la tua sensibilità originalissima, venata di leggerezza, follia, il tuo amore assoluto per le oche, per franconero, il cane che scappava in città all’ora dell’aperitivo e che qualcuno vi riportava puntualmente indietro in macchina, Indira che era diventata mia nipote per un buffo disegno dei posti con Blanca. Tutto faceva casa, famiglia, guscio. Ma non quelle famiglie perfettine, finte, da pubblicità, una famiglia vera con le sue bellissime imperfezioni, le sue piccole tensioni, i suoi sbalzi di umore. Una famiglia vera che ti abbraccia con il cuore prima di tutto, e poi anche con tutto il resto. Ma prima il cuore. Poi le risate, le prese in giro, la danza in tutina aderente sul balcone, i progetti di feste danzanti e di presentazioni di libri sul divano bianco. Un giallo e un saggio. Sotto le stelle.

Una sensibilità fuori dal comune, la tua, che ti faceva sentire spesso più in sintonia con i mille amici a quattro zampe e soprattutto a due piedi palmati, le oche. Non ho mai conosciuto nessuno al mondo che avesse gli occhi scintillanti di amore verso le oche. E verso la tua famiglia. Un innamoramento totale per le tue ragazze. Straordinarie. E per il piccolo con il tuo stesso nome. Un letto da trasportare in un agosto afoso a casa di Alice, una merenda sul prato, la danza del ventre allo specchio sul vetro.

La vita fa strani giri, a volte si perdono i contatti per un po’ perché le persone intorno cambiano e il mondo si muove ma i sentimenti restano e per quelli il tempo non passa, al limite si trasforma.
Ti immagino fra i tuoi animali in una dimensione senza sofferenze, dove tutto è pace. Ti immagino guardare giù la tua famiglia unica, bellissima e sorridere fra le rughe di chi sorride tanto. Ti immagino saltellare con la tutina lucida come Tony Manero. Piccolo grande Eugenio.

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