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Danzare da morire: il ballo in Tim Burton

pan di zenzero

Danzare da morire: il ballo in Tim Burton

Zucche incantate, scenografie sghembe, personaggi dark e atmosfere grottesche. Tim Burton è tutto questo e non solo. C’è una danza “burtoniana”?

Associata alla morte, ma ancor più alla voglia di vivere e divertirsi, ma il confine è sottilissimo, la danza accompagna spesso i suoi film.

Pee-wee’s Big Adventure (1985) è un film su un personaggio televisivo un po’ Ridolini, un po’ Charlot, che in un mondo senza valori ma con tanti colori, stile fumetto e tv, è a suo agio perché limitato: un po’ come Forrest Gump.

Il film, costruito come un balletto, contiene una danza esilarante: Pee-Wee rischia di essere scannato da un gruppo di motociclisti e come ultimo desiderio balla sulla musica di “Tequila”: su zeppe bianche butta le braccia avanti mentre il bacino va indietro e viceversa. La performance è un successo: non solo è vivo ma riceve un giubbotto di pelle, una moto e un mare di applausi. La danza gli ha salvato la vita.

In Beetlejuice (1988) una coppia di sposi morti vuole scacciare una famiglia di vivi dalla sua casa. Uno degli espedienti per spaventarli è una danza di possessione. Sul calypso di Harry Belafonte, al suono di Banana Boat Song: “Day-o” i personaggi si alzano da tavola come posseduti e danzano in un rito collettivo dal sapore magico.

Nel 1993 esce Tim Burton’s Nightmare before Christmas, musical di animazione girato in stop-motion, fotografando i singoli pupazzi. Jack Skellington, re di Halloween Town, rapisce Santa Claus. Al canto di This is Halloween! danzano i fantasmi, le zucche, gli scheletri intorno al fuoco.

La fabbrica di cioccolato (2005), è un musical in cui Willy Wonka (Johnny Depp), proprietario della fabbrica di cioccolato più buono del mondo indice un concorso: cinque bambini potranno visitare le sue delizie. I bambini, vittime dell’ipertrofia del nostro tempo con troppe cose, troppo cibo, troppa tv e troppa competitività, fanno una brutta fine e sono gli Oompa-Loompa, piccoli operai coloratissimi a decretare la loro punizione danzando e cantando. In tutine lucide e coreografie alla Berkeley ma con movimenti moderni celebrano un rito danza-morte che si ripete.

La sposa cadavere (Corpse Bride, 2005) è girato in stop-motion. Victor infila l’anello in un ramo secco che si rivela essere una sposa cadavere. Lei lo trascina nel mondo dei morti dove utto è capovolto: se i vivi sembrano fantasmi, qui è un tripudio di colori, luci, musica e divertimento. Tre scheletri felici sono alle prese con una danza macabra. Inquadrati dal basso, fra colori ultrakitsch, si trasformano in strumenti musicali e in fila come ballerine, si scambiano i crani da un corpo all’altro.

È un film sul balletto fra danza e morte è Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet Street (2008), tratto dal musical di Stephen Sondheim.

Il barbiere Benjamin Barker (Johnny Depp) torna a Londra per vendicarsi. Sotto la sua vecchia bottega ha aperto un negozio di pasticci di carne Mrs. Lovett (Helena Bonham Carter), da sempre innamorata di lui. La danza scandisce i momenti fondamentali portando con la sua leggerezza una sospensione del dramma prima che si compia l’orrore. Un ballo sigla il macabro accordo fra il barbiere e la donna di farcire i pasticci con carne umana. Ed è un valzer che i due ballano nel sotterraneo prima che lei venga gettata nel forno.

Allegra e delirante è invece la deliranza che nel finale di Alice in Wonderland (2010) balla il Cappellaio Matto: le gambe si piegano con angoli improbabili, i gomiti sembrano appesi. Il corpo dinoccolato è specchio di un anima senza più pensieri. E la danza esprime tutta la sua libertà.

 

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