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Sensazioni illuminanti e finale struggente tra sculture di argilla e liste di carbonio

Noetic

Sensazioni illuminanti e finale struggente tra sculture di argilla e liste di carbonio

Su La Stampa, 14 settembre 2019

 

Un senso di pacificazione, un’armonia degli occhi, del cuore e dello spirito, la sensazione illuminante che, nella trasformazione continua del mondo, le relazioni e il costruire insieme siano la salvezza. Oltre all’arte e alla bellezza. Resta questo dopo aver visto «Noetic» e «Icon» di Sidi Labi Cherkaoui che hanno aperto al Regio il Festival Torinodanza. Due opere diverse, nate con la Compagnia di Danza dell’Opera di Göteborg e lo scultore inglese Antony Gormley.

In «Noetic» il coreografo belga ci conduce in uno spazio geometrico, fra astrazione e percezione. Le aste nere in fibre di carbonio mosse dai danzatori dagli abiti elegantissimi neri, si muovono su uno spazio bianco disegnando connessioni neuronali, scheletri di balena, ossature di cattedrali che oscillano fra la perfezione e l’imprevedibilità. L’ode di Orazio «Carpe diem» invita a essere presenti come antidoto all’impermanenza. La tecnologia diventa intuizione, il cerchio l’accesso a mondi esoterici, i numeri materia viva che si sdoppia come l’elica del Dna. E nella spirale i corpi dialogano fra terra e cielo, cadendo e risalendo con tecnica perfetta. La parola perde senso, diventa suono puro fuso nella splendida musica di Szymon Brzóska.

 

In «Icon» è l’argilla malleabile l’elemento dell’eterno costruire e distruggere. I costumi si diversificano nei colori della terra. Su sonorità giapponesi che sembrano uscire da una grotta senza tempo, i corpi celebrano un rito ancestrale di maschere che diventano sculture e poi organi sessuali giganti e poi memoria. «Possiamo cambiare il passato?» La mente non conosce questa parola e neanche il futuro. Tutto è illusione. Resta l’attenzione agli altri, alla materia da plasmare insieme e a quello che accade istante per istante: è la verità dell’atto performativo. Meravigliosi i finali: solo lo stupore può salvarci. Le luci si spengono sulla scultura in armonia con i corpi. Arriva, lento, il buio ma l’immagine struggente resta nella retina e nell’anima.

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