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Ogni giorno una sorpresa: odissi lecture demonstration

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Ogni giorno una sorpresa: odissi lecture demonstration

Da Bollywood Party – La Stampa La Stampa, 25 luglio 2015

Una delle cose che mi piace di più dell’essere in India e di scrivere un blog è che ogni mattina esco col pensiero: chissà cosa succederà oggi che può diventare post. E ogni giorno succede qualcosa degno di essere raccontato.
Questa è una strana settimana per le lezioni alla Rudraksha: 2 giorni fa abbiamo fatto solo 2 esercizi poi “let’s do bhumi pranam”, il saluto alla madre terra, il giorno dopo una lezione ferocissima con tutto: chouka, tribhanga, esercizi a velocità supersonica e ripetuti mille volte, addominali, flessioni, ancora addominali, salti tenendo le braccia a terra e avvicinando i piedi ora da un lato ora dall’altro, altri addominali tipo barca tenuti per conti interminabili…
Stamattina Bichi sir ha detto “oggi è sabato, niente practice, ma lecture demonstration”. Ognuno di noi doveva stare in piedi davanti alla classe seduta a raccontare cosa è per lui o lei la danza odissi.
Io sono stata la prima.
Volevo sedermi per non guardare gli altri dall’alto in basso. Ma Bichi ha detto che il palcoscenico è in alto. Allora ho raccontato di come ho cominciato, di Dafne, di Torino, di Kalinga, di quali altre danze ho fatto nella vita, dall’afro al butoh, e quando mi ha chiesto di mostrare qualcosa di butoh, ne ho approfottato per sedermi e spiegare che era una ricerca, ad esempio di trovare un nuovo modo di alzarsi.
Ho raccontato di cosa mi colpisce: della magia di mettere insieme sensualità e spiritualità. Ho parlato anche del’importanza per me donna di danzare insieme a tanti uomini, cosa che nornmalmente nelle classi di danza non capita.
Poi è toccato a Lulu. Ha raccontato di come si è innamorato dell’arte e della danza ed è andato contro il volere della sua famiglia che lo voleva informatico. La danza è una cosa da donne. Anche qui. Lui è scappato, è andato a vivere alla Ridraksha, poi con Bichi sir è tornato dai genitori. Lacrime materne e sguardi furenti paterni. la mediazione della sorella, la fatica di stare in Rudraksha insieme ad altri ragazzi, il ritorno a casa, la fuga, la ribellione, la pace. Insomma un film di Bollywood, anche per la durata del suo racconto.
Sunil ha raccontato di aver visto danzare Sujata e di aver sentito delle vibrazioni. Nella sua famiglia nessuno sapeva cosa fosse odissi e in molti non sanno nulla di questa danza. I primi corsi, i primi chouka e poi l’arrivo alla Rudraksha.
Poi Sara ha raccontato di quanto la danza l’abbia resa migliore, più serena. La stranezza di danzare odissi in Italia, la meraviglia di praticare insieme e danzare insieme.
Poi è stato Sanjeev a raccontare le sue difficoltà: lui viene dalla danza moderna e ha fatto un paio di India’s got talent, talent show insiano. Poi nel suo villaggio ha cercato di imparare ma nessuno era in grado di insegnare correttamente neanche le mudra. Poi l’incontro con Bichi sir su facebook.
Dhussa non ha parlato perché impegnato in qualche richiesta di Bichi.
Mi colpisce che per tutti danzre sia passione, per tutti ci siano difficoltà, ma quando ami una cosa vai avanti, che altro puoi fare?
Una bella mattinata di relax per i muscoli ma di nutrimento per il pensiero. Rudraksha è davvero famiglia, sempre di più. Ognuno di noi con le sue difficoltà, i suoi difestti, la sua bellezza e unicità. Tutti uniti in un disegno più grande di noi: l’amore sconfinato per una danza. L’odissi ti cattura e ti ipnotizza e ti fa mettere tutto il resto in discussione: famiglia, amore, viaggi, studi, carriera. Che tu sia nato qui o dall’altra parte del mondo.

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