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La danza nel cinema di Bollywood: esce la mia tesi di dottorato.

La danza nel cinema di Bollywood: esce la mia tesi di dottorato.

Non pensavo che ce l’avrei fatta. Non pensavo che sarebbe diventata un libro. “La danza nel cinema di Bollywood” è la mia tesi di dottorato. Come ho fatto non so. Anzi lo so bene.

 

Il prima

Mi sembra incredibile per tutto il percorso che c’è dietro. Sono tornata a studiare a 40 anni, complice un marito che poteva darmi una mano, mollando un lavoro e un po’ di certezze. Ho studiato per un anno a Roma, all’Università Pontificia Salesiana, con obbligo di frequenza. Tornavo a Torino nel weekend. Un disastro per le finanze e per la vita familiare.

Poi il regalo più bello della mia vita. La ricerca sul campo per la tesi in India, tre mesi a Mumbai e uno in giro da dicembre 2013 a marzo 2014. La scoperta del piacere di scrivere un blog per La Stampa che è poi diventato un ebook. Uscivo di casa e raccontavo quello che mi capitava: dalle avventure sui mezzi di trasporto agli spettacoli, dalle lezioni di danza o agli incontri con persone straordinarie che si occupano degli ultimi, fino a tutta quella serie di cose incredibili che solo in India possono succedere. Epoche diverse convivono nello stesso istante, lo spirituale è intriso di materia e il materiale guarda al divino, nulla è mai solo sublime o squallido, l’estetica del pieno abbaglia occhi e orecchie in un brulicare di vita che ti fa sentire nella culla del mondo.

 

La crisi

“Io voglio scrivere blog e scrivere di India non incaponirmi nella ricerca”. Questo è quello che penso là. E questo è quello che penso nei mesi dopo il ritorno, quando mi sento persa e sola. E per un anno faccio tutt’altro

Primo perché non riuscirò mai a insegnare in Università, secondo perché l’accademichese non è il mio forte. Io scrivo da giornalista, da blogger, da copy.  Mi piace la scrittura fresca, senza verbi, senza perifrasi, senza subordinate. Mi piace dire la mia. Non rielaborare le cose dette in accademichese dagli altri.

Seguono le lotte con me stessa, con il computer che mi ha perso schedature intere di libri, con la costanza e la dedizione che ci vuole, con la memoria che non è più quella dei 20 anni.

Le mie tre prof che mi spingevano a non mollare. Tra l’altro è una tesi su cinema e danza e a giudicarla ho avuto una insegnante di lingua e letteratura hindi, Alessandra Consolaro, una insegnante di metodologia della ricerca, Maria Paola Piccini e una filosofa esperta di estetica, Claudia Caneva. Come dire che a giudicare il lavoro di un ingegnere aerospaziale può essere un neurochirurgo… Aiuto, quante lotte! ma alla fine ho imparato a mollare dove non serviva e a tenere duro dove mi sembrava utile, come quando ho domato la materia Bollywood espansa su una cinquantina di libri e un centinaio di saggi decidendo di disciplinarla in ordine alfabetico.

“è da giornale non si fa”

“non so fare diversamente”

“non funziona”

“io non so fare diversamente”

fatto. “ma lo sai che funziona?”

Poi la possibilità di lasciar perdere mi ha dato la forza di andare avanti. Piccini mi ha detto “non lo fare, se non vuoi non lo fare, cosa ti cambia?”

Psicologia inversa. Come cosa mi cambia? Mi cambia eccome. Ho dedicato 3 anni di tempo, viaggi, studio, libri, danza. Come sarebbe a dire “non lo fare?”

L’estate del 2015, con altri due mesi in India, questa vola a Bhubaneshwar, anche questi raccontati nel blog, a studiare danza odissi, come nell’inverno precedente per altri due mesi mi danno la forza di partire a scrivere. In fondo è una meditazione, un mantra, qualcosa che non mi ucciderà.

 

La disciplina

Allora finiamola, non lasciamola così a metà. Dopo tante fatiche. Nasce un piano di battaglia feroce. Perché io non so essere diversa. Da settembre 2015 un capitolo al mese, facendo solo quello, giorno, notte, sabato e domenica. E la prima bozza della tesi è pronta a gennaio. E mi assomiglia anche.  Revisioni varie mi portano a dottorarmi ad aprile 2016.

 

La tesi

Il lavoro è il seguito del mio “Cinema e danza”. Quali sono le funzioni della danza nel cinema di Bollywood? E se la danza fosse la pelle del cinema? La parte sensoriale, tattile che incarna i sentimenti, le emozioni, il non-detto e il non-dicibile?

Faccio una breve panoramica su cosa è Bollywood negli anni Novanta, quando diventa fenomeno globale, descrivo le danze classiche, pop e folk in India, poi analizzo 10 film con uno strumento fatto apposta da me in cui studio quali danza, come e soprattutto perché. Che funione hanno? E chiudo con le mie ricerche e interviste ed esperienze del mio corpo danzante che sperimenta e soffre e va a lezione e danza. Fra embodiement e cultura pop, fra alto e basso, cielo e terra. In un’armonia che tutto abbraccia e fa scorrere nel fluido caldo della vita con quello strumento unico, perfetto e delicato, sensibile e creativo che ci fa tenere i piedi nel terreno e lo sguardo fra le stelle.

 

 

 

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