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Jagannath, un dio che ha la febbre e poi cambia corpo

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Jagannath, un dio che ha la febbre e poi cambia corpo

Da Bollywood Party la stampa 13 luglio 2015

Appena si arriva alla Roudraksha ci si inginocchia davanti all’altare dove ci sono varie immagini: Shiva, Krisna, Durga, ma anche Amma, Buddha, e vari altri, il televisore e poi lui: Jagannath, che però ora non c’è.
Per vedere il pantheon al completo si può confrontare la foto con vuoto con questa http://live.lastampa.it/Event/Bollywood_Party/137495616.
Ho subito chiesto a scuola cosa stava succedendo e Shrileeka, una ragzzina di 17 anni con un bellissimo sorriso e l’aria furbetta mi ha spiegato “Jagannath ha la febbre”.
Io, incredula, “E quindi dove è?”.
Lei: “In una stanza a dormire. E nessuno può vederlo”.
Il mio scetticismo occidentale: “E come si fa a capire che ha la febbre?”
Lei, con un candore e una logica ineccepibili: “Dalla temperatura”.
Chiaro. E come se no?
Lei: “Quest’anno Jagannath cambia corpo. Ogni hanno ha la febbre a giugno, quando fa caldo, e si ritira per qualche giorno per poi riapparire alla festa di Rath Yatra”
In questa ricorrenza Jagannath insieme ai fratelli esce sui carri e viaggia per una settimana distribuendo il suo darshan, lo sguardo a tutti, anche agli intoccabili e agli stranieri che non sono ammessi nel tempio.
“Ogni 19 anni cambia corpo, dopo la febbre. Sta male e cambia corpo”.
Io, sterilmente prosaica: “Muore”.
Lei: “Non muore, cambia corpo. Lascia quello vecchio ed entra in uno nuovo, come facciamo noi umani. Nessuno sa quanto viviamo ma poi alla fine cambiamo corpo”.
E così penso a un dio che dura 19 anni e poi ha la febbre e cambia corpo e mi sembra così infinitamente vicino alle persone e all’esperienza di tutti noi. E poi è un dio bambino e teen-ager. Non è meraviglioso? Soprattutto in un Paese dove l’età media è così bassa. E poi non muore, semplicemente cambia corpo.
In realtà, mi immagino Jagannath coricato in una stanza della Rudraksha, ma un giorno vedo entrare un giovane che non ho mai visto. Gli aprono la stanza. Chiedo se posso sbirciare. Dietro una sari rosa appesa a una corda c’è una statua di legno da dipingere, è il nuovo Jagannath.
Con l’umidità di un paese tropicale il legno si devasta, come deperisce la carta e il cibo (le mie gallette sono state una pessima idea) e forse anche noi umani, anche se a forza di sudare abbiamo pelle e capelli bellissimi. Lucidi e idratati come non mai. E questo motivo pratico di sostituire le statue diventa una splendida riflessione sulla vita o fa troppo caldo. Se lo fa Jagannath, potrò farlo anche io, no?
Sabato a Puri arriveranno milioni di devoti da tutta l’Orissa per vederlo fuori dal tempio. Molte persone anziane si stanno preparando da giorni a lasciare il vecchio corpo. Riducono la quantità di acqua e cibo, giusto per avere le forze di arrivare e Puri, poi si lasceranno morire, si accasceranno da qualche parte e si faranno calpestare dalla folla. Un po’ come succede con chi desidera morire a Varanasi. Me lo racconta Anandini, la ragazza argentina che è arrivata in casa ieri e che è in contatto con l’ambasciatore indiano in Argentina per vedere la sfilata di Jagannath sul carro da un balcone. In strada è troppo pericoloso per la ressa. Bisogna arrivare il venerdì sera perché sabato è impossibile. Sicuramente è un’esperienza. Ogni anno, ma quest’anno di più perché Jagannath cambia corpo. E per altri 19 anni rimarrà così.

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