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Il corpo danzante orientale contro quello occidentale: mediazione in movimento

kathak

Il corpo danzante orientale contro quello occidentale: mediazione in movimento

Da La stampa, Bollywood Party, 14 febbraio 2014
http://live.lastampa.it/Event/Bollywood_Party/105912048

Ho sempre pensato che la forza straordinaria della danza fosse quella di creare un linguaggio universale, comprensibile a tutti i popoli, o almeno più facile da capire delle parole, spesso ingannevoli. Sì perché il corpo è uno e, più o meno, ti consente di fare gli stessi movimenti, che tu sia nato in Africa, in India o in Europa.
Certo, come stanno seduti accovacciati e come si flettono gli indiani noi europei non riusciamo a farlo, se non siamo allenati, e forse è per questo che andiamo a yoga.
Oggi alla mia lezione di danza alla Saroj Dance Academy, Mabel mi ha fatto la solita valanga di correzioni schiacciaego: le mani, le dita, l’espressione, gli occhi, non devo vedere il bianco (e sì ma dove lo metto?) e alcune bellissime riflessioni. La prima sull’acqua: “Preferisci vedere un’acqua che ristagna o le onde dell’oceano?”. Chiaramente la seconda. “Perché c’è vita. Se un movimento è fatto con dolcezza, quello dopo deve essere in contrasto, definito, netto, forte, se no è tutto un po’ uguale”.
Giustissimo. Ho provato a difendermi: “Sì ma io sto imparando i passi, sono insicura sulla musica e sul ricordare la coreografia, il resto viene dopo”. Qui bisognerebbe aprire una parentesi sulla musica indiana, complessissima con le sue 21 note, toni, semitoni e quarti di toni. Mi perdonino i musicisti. Io so solo che ogni tanto devo seguire il ritmo, ogni tanto la melodia, ogni tanto i campanelli sotto, poi il sitar, no ora le tabla.
Torniamo a Mabel: “Ok. Allora non pensare. Fai e non importa se sbagli. Enjoy”.
E così ho fatto. Ho danzato senza pensare ed è successo questo: il mio corpo si è ricordato di essere occidentale. Difficile spiegare ma ci provo. In molti movimenti la posizione dei fianchi naturale non è quella dell’impostazione indiana. E la posizione delle spalle e delle braccia anche. Liberando il mio corpo dai pensieri di cosa era giusto e cosa no, lui si è “ricordato” di posture e di equilibri che Mabel ha definito “western” intendendo balletto, danza jazz, salsa, tango e tutto il resto.
La seconda riflessione: ” See. You’re going western”. Proprio così. Nonostante gli studi di odissi, kuchipudi, bollywood, danza orientale, e andando indietro nel tempo, afro, butoh, capoeira, swing, il mio corpo ha pescato dalla danza contemporanea e dal balletto, o semplicemente dalla sua memoria occidentale, in quello che culturalmente è familiare per il mio corpo. Osservo gli angoli delle mie braccia che improvvisamente sembrano in prima, le mani morbide, la testa.
Penso al grande lavoro di Shiamak Davar di adattare la danza western e persino l’hip hop al corpo indiano. Ecco io sto facendo il contrario, ma il risultato non è un granché. Però fra un urlo, un “wrong” e un “no” Mabel scoppia a ridere e io con lei.

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