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Bellezza, spiritualità e rigore, la danza indiana è un fluido che riappacifica con l’universo

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Bellezza, spiritualità e rigore, la danza indiana è un fluido che riappacifica con l’universo

Da La Stampa, 10 luglio 2016

Dopo aver visto “Trikonanga” di e con Hema Bharati Palani e “Four Solos” di e con Shantala Shivalingappa, le due prime nazionali di danza indiana a Vignale Monferrato Festival, si entra in uno stato di gratitudine come quando si riceve un dono prezioso, di quelli che scaldano il cuore e si traducono in un sorriso dell’anima.

La sensazione è di aver preso parte a un rito in cui bellezza, rigore, tecnica, musica, sensualità e spiritualità si fondono in un fluido che riappacifica con l’universo, una celebrazione della vita che è insieme emozione pura, verità del corpo e offerta al divino. Uno spiraglio sul sacro.

 

I movimenti

Mentre una leggera brezza (che non scoraggia le zanzare) muove un abito di veli viola, Hema Bharati Palani con un cono di capelli sulla testa, in “Trikonanga”, membra a triangolo, si muove imprevedibile, forte e radicata nella terra come nella danza bharatanatyam, netta come nel kalarippayattu, arte marziale indiana, ed espressiva come nel contemporaneo quando usa l’acqua e canta le sillabe che danno il ritmo alla danza. La potenza è controllata ed esplode in guizzi improvvisi con la rapidità dei felini.

Shantala Shivalingappa, capelli raccolti in una treccia, indossa pantalone e kurta, abito lungo, bianchi per il primo solo, “Ibuki”, soffio vitale, coreografato dal maestro di butoh Ushio Amagatsu. I movimenti leggeri sposano la precisione delle mudra, i gesti delle mani, in una solennità che celebra il tempo e la lentezza.

In “Solo”, l’abito è nero, lungo come nelle creazioni di Pina Bausch, ed è proprio dall’incontro delle due artiste che ha preso vita. Sulla musica di Ferran Savall i gesti squadrati della danza indiana si sciolgono in una fluidità malinconica che esprime la nostalgia limpida di quando si è soli.

In “Shift” creato dalla danzatrice, con coda, pantalone nero, canotta nero-dorata, dialogano velocità e la sua assenza con gesti chirurgici e animaleschi del kalarippayattu.

 

La replica

Chiude “Smarana” creato da Savitry Nair, madre di Shantala in omaggio all’amico Maurice Bejart. Seduta di schiena, torso e mani disegnano lenti movimenti minimali che hanno una forza straordinaria. Uno spettacolo affascinante, potente, trasformativo che ci connette al sublime.

Una magia da ripetere stasera alle 19.30 a Orsolina 28, a Moncalvo

per la prima nazionale di “Impro” con la danza di Shantala Shivalingappa e la musica di Ferran Savall. Un “concerto per una danzatrice” che va oltre l’improvvisazione e diventa puro impulso, intuito ed emozione. Da non perdere.

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