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“Ascoltare il corpo fa bene e apre alla creatività” intervista a Coldy

Claude Coldy

“Ascoltare il corpo fa bene e apre alla creatività” intervista a Coldy

Intervista a Claude Coldy, creatore della Danza Sensibile: “Tutto è movimento senza lotta”. Su La Stampa, 7 dicembre 2015

Scrivere (o leggere) di Danza Sensibile, è un po’ tradirla. Bisogna provare. Perché è solo sentendo con le proprie mani e col proprio cuore che le parole di Claude Coldy hanno senso: «Il patrimonio genetico degli esseri umani è quasi uguale, per cui toccare l’altro è sentire me». È solo praticando che si capisce come tutto sia vibrazione e un movimento senza lotta e senza sforzo sia portatore di pace ed ecologia. Con sé e con il mondo. Coldy è il creatore della Danza Sensibile e conclude oggi alla Lavanderia a vapore di Collegno, un intenso seminario di 3 giorni.
Di origini caraibiche, Coldy nasce a Parigi e, dopo aver praticato arti marziali e sport, si dedica alla danza e nel 1983 fonda a Genova la compagnia Arbalete. Nel 1990 insieme a due osteopati, Jean Louis e Marie Dupuy, crea la Danza Sensibile, pratica di movimento cosciente che porta a una maggiore conoscenza di sé, del proprio corpo, delle proprie sensazioni ed emozioni attraverso l’ascolto profondo del corpo. In pratica, la Danza Sensibile rivive le tappe fondamentali dell’evoluzione, ripercorrendo il processo di verticalizzazione dell’essere umano, per ritrovare il senso, la funzionalità e la potenzialità della struttura dei corpi e della loro memoria evolutiva.

Quando è venuto a Torino per la prima volta?
«Alla fine degli Anni Ottanta. Avevo fatto una ricerca sull’acqua e sulla memoria marina e applicavo il concetto del movimento dei fluidi e le leggi fisiche alla danza. Erano i semi della Danza Sensibile».

Cosa l’ha spinta verso la Danza Sensibile?
«Il fatto che siamo esseri in movimento. La prima cosa è ascoltare il movimento della struttura e la sua disponibilità. Da lì nasce un dialogo fertile: dal riconoscimento delle possibilità che ciascun corpo ha».

Come si fa a non essere sensibili anche alle cose brutte?
«Quando si aprono le porte delle sensibilità si apre tutto e si riceve la luce come la notte. Però è possibile accogliere le manifestazioni della vita essendo radicati, che non vuol dire in opposizione. La natura ci insegna: ad esempio, un albero non si oppone a un uomo che si appoggia contro. È solo radicato e forte nella sua radice, affermato nella propria funzione. La danza si nutre di modelli della natura per affermare questa forza interna. Utilizza i messaggi che ci offre la storia evolutiva e li rende punti di appoggio per ricontattare aspetti di noi».

Venerdì ha detto che l’ecologia passa dalla pace. Si comincia dal corpo per allargarsi al mondo?
«L’ecologia comincia con sé e con il corpo. La prima cellula è l’essere. Faccio seminari in natura. Le persone passano una settimana su una spiaggia e trovano l’emozione degli esseri che, nella storia della filogenesi, sono passati dall’uscita dall’acqua all’incontro con le forze di gravità per la prima volta. Quando ritrovano tutta la bellezza della luce, del sole, del sale, della sabbia, sulla propria pelle, vivono la spiaggia come un’emozione forte, non un bene sociale, economico, turistico».

Qual è l’obiettivo della Danza Sensibile?
«Migliora la presenza scenica di attori e danzatori ed è strumento pedagogico perché permette di rivisitare la relazione con sé stesso e con l’altro: ci sono terapisti delle terapie manuali e psicologi che la praticano. La cosa bella è che ci sente bene da subito. È così perché prendere contatto con se stessi è la porta dello stare bene e della creatività. La creatività è il senso di adattamento alla vita in ogni momento. La vita è espressione della creatività. La vita è creativa».

Ha formato degli insegnanti?
«Sì, sono persone che hanno ricevuto una formazione certificata».

Per sperimentare questa pratica a Torino, al momento sono attivi i corsi di Elena Barolo, Renato Cravero, Riccardo Maffiotti e Aldo Torta.
Tutte le info sui seminari su www.danzasensibile.com

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