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Se la mucca diventa una persona: Animal Politico

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Se la mucca diventa una persona: Animal Politico

Su La Stampa Torino, 22/11/2016

Non le manca nulla. Vive con una famiglia amorevole composta da papà, mamma e sorella, gioca in una squadra di pallavolo e fuma negli spogliatoi con le compagne, viaggia sulla metropolitana di Recife, va in biblioteca, fa shopping perché “aumenta l’autostima insieme a denti bianchi e gambe forti” come racconta con la sua voice over, ogni tanto va dal parrucchiere e si concede anche una manicure, fa yoga, partecipa a grigliate a bordo piscina con gli amici e accompagna ricche insalate a calici di vino rosso.
Fin qui sembra una storia normale e lo sarebbe se la protagonista di “Animal Político”, primo film del brasiliano Tião, non fosse una mucca nera con qualche macchia bianca sul muso, a suo agio e impassibile, passiva e con uno sguardo docile. Animale nel corpo, ma umana nello spirito in un mondo di tutti umani. Nessuno la discrimina, nessuno la vede strana. Qualche giorno prima di Natale, mentre tutti sono occupati fra pacchi e decorazioni, la mucca sente un senso di vuoto e si trasferisce nel deserto alla ricerca del senso della vita.

Qui incontra uomini senza testa, un robot che dice solo cose ovvie sulla spiritualità, una naufraga nuda con gli stivali neri, i capelli rossi e un manuale di tecniche standard di composizione tipografica e il monolite di “2001: Odissea nello spazio” con le scimmie intorno. Ecco allora che si interroga su come sia possibile che fra scimmie e umani solo l’1% di DNA sia diverso. “In quella piccola percentuale – riflette la mucca – c’è la differenza fra tirarsi escrementi e progettare missili”.

Fra meditazione, tivù onnipresente, ricerca della verità attraverso funghi allucinogeni, la creatura straniata e straniante, diventerà semi-umana, la parte meno convincente del film, raggiungendo una curiosa bipedia e deciderà se tornare nel mondo reale o restare in quello surreale.

Film difficile da definire perché l’assurdo incontra lo spirituale e il filosofico. Il titolo rimanda ad Aristotele, ci sono citazioni di Sartre sugli altri come inferno e di Dostoevskij, in un alternanza di formati diversi fra VHS, 16 mm e digital armonizzati da un musicale portoghese brasiliano che rende morbidi anche gli spigoli logici più estremi.
Memorabile la radiografia della testa della mucca con un cilindro nel cervello che simboleggia i pensieri che non se ne vanno, cristallizzandosi in forme dolorose. O si odia o si ama. Sabato 26 alle 17 al Massimo 2.

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