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Il bello del TFF: cose che noi possiamo immaginare. Al cinema, sempre

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Il bello del TFF: cose che noi possiamo immaginare. Al cinema, sempre

Ci sono piaceri che, in città, si possono provare solo durante il TFF: entrare in sala alle 9 del mattino con la luce velata di novembre e uscire due ore dopo con il sole; entrare con gli occhi stropicciati dalla notte e dai film del giorno prima e uscire a occhi spalancati; e il più importante, vedere capolavori come “Cititen Kane” o “Blade Runner” sul grande schermo.
Perché è vero che tutti possiamo scaricare film da internet, vederli in blu-ray e dvd, ma il cinema è tutta un’altra cosa.
Per andare al cinema si compie un rito. Bisogna prepararsi, vestirsi e partecipare a una cerimonia collettiva. Bisogna lasciare sul divano la pigrizia e la solitudine, scegliere un film, infilarsi un cappotto, procurarsi un biglietto e uscire di casa.
Arrivati in sala, si deve scegliere un posto. “Chi ama il cinema sta nelle prime cinque file” diceva il Prof. Gianni Rondolino a lezione all’Università tanti anni fa, lui che il TFF l’ha inventato chiamandolo Cinemagiovani.
Trovato il posto, bisogna fare i conti con il cappotto. Dove lo metto?Lo lasci lì a fianco, ma poco dopo arriva qualcuno. Comincia la convivenza: il bracciolo in comune, chi mastica il chewing-gum, chi, orrore, guarda lo smartphone. Se non smette lo uccido, pensi.
Poi la magia: le luci si spengono lentamente e tu senti di essere al sicuro, almeno per un po’, lì nella pancia della balena, in un buio morbido e avvolgente, sul sedile dove puoi lasciarti andare, dove non squillano i telefoni, dove nessuno ha bisogno di te, dove puoi sognare, proiettarti, immedesimarti, dove puoi ridere e piangere senza che nessuno ti scopra. Tanto meglio se non rischi neanche la delusione perché sei con Orson Welles e “Ho visto cose che voi umani…”.

Su La Stampa, 29 novembre 2015

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