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Dopo l’amore: così si vive la rabbia e il dolore della separazione

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Dopo l’amore: così si vive la rabbia e il dolore della separazione

L’economia del non stare più insieme

Il titolo originale del film di Joachim Lafosse è L’économie du cuple. Perché il denaro, la casa e gli oggetti sono le uniche cose su cui una coppia può negoziare la sua rabbia e il suo dolore. Non si può certo rivendicare l’investimento in amore, affetto, aspettative, desideri, sogni, progetti. Lì c’è poco da quantificare.

E così siamo tutti Marie (Bérénice Bejo) e Boris (Cédric Khan) che dopo 15 anni di vita insieme e due figlie gemelle, si lasciano ma vivono ancora nella stessa casa per ragioni economiche. Lei è nervosissima, ipercontrollante e rigida. Lui è poco solido, inaffidabile, ma generoso a modo suo. La proprietaria della casa è lei ma lui ha fatto dei lavori e l’ha resa migliore. Lei è di famiglia benestante e ha un lavoro. Lui vive di lavori saltuari. Ed è pieno di debiti.

 

L’atmosfera fra esasperazione e disperazione

Più che un film è un’atmosfera di costante tensione in cui è evidente che i sentimenti non si azionano con un interruttore. Ciò che all’inizio li ha uniti ora li divide, rendendoli reciprocamente odiosi. Conoscono alla perfezione i punti deboli dell’altro e li usano a vicenda per farsi male e difendersi, anche con le bambine. Lei lo accusa di promettere e non mantenere, succede con gli scarpini da calcio di Margot. Lui di dettare le regole. Urlano. Si scusano con le bimbe. Si scontrano su soldi e giorni in cui stare a casa. Si mettono in imbarazzo a vicenda con gli amici che erano di entrambi. Litigano sulle rispettive madri. La mamma di lei dice che ora si butta via tutto alla prima difficoltà, mentre una volta si cercava di riparare. Sono a tratti esasperati, a tratti disperati.

 

Musica e danza per quando le parole non servono più

Le scene più belle del film sono quando la musica, bellissima, un estratto del Preludio in si minore dal Clavicembelo ben temperato di Bach trasposto per pianoforte, lascia intuire tutta la dolorosa complicità delle notti in cui non si comunica più e ci si sposta dal letto al divano per stare lontani e poi si sta vicini solo in quel silenzio che pesa come ghiaccio.

E quando la canzone di Maître Gims avvicina la coppia in un ballo con le figlie. Il trionfo di Cinema e danza, che introduce uno spazio di quiete, una parentesi emozionale nella verbosità complessa della dinamica conflittuale, un sorso di leggerezza che porta al corto circuito, all’immediatezza dei corpi e dei sentimenti, alla semplicità del fare l’amore. Che però non cambia più nulla.

Più che un film, uno specchio. Una catarsi.

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